Romano Prodi potrebbe tornare in campo: stavolta per la successione a Napolitano. Parisi conferma: “magari”

Romano Prodi

Ricordate un signore che disse: “oltre una certa quota di reddito l’uomo diventa infelice e allora, siccome noi dobbiamo cercare la felicità, dobbiamo tenere conto di questo aspetto…”. Ricordate sempre lo stesso signore che ha portato l’Italia dentro l’Euro? 

Partiti come demoni: e spunta l’ipotesi che al Quirinale possa finire proprio lui, Romano Prodi. Non lo esclude, convinto come uno che la sa lunga sugli intrighi di palazzo, Arturo Parisi: i partiti scateneranno il finimondo, non lasceranno mai entrambe le cariche (si riferisce anche a Palazzo Chigi). Anche perché dovrebbero poi accontentarsi soltanto della presidenza delle due Camere, spiega il deputato Pd, ulivista della prima ora, tenace assertore del maggioritario, che però tra il Porcellum e un proporzionale corretto sembra pronto ad alzare bandiera bianca.

Monti apre al bis: forse all’estero può esserlo, ma qui è davvero una bella notizia?
«Per la parte che è bella, è una notizia che ”è musica per le orecchie degli investitori” come ha commentato sul Wall Street Journal un operatore di Londra. E sicuramente erano queste le orecchie alle quali Monti parlava. Questo è un settore nel quale il dubbio sul domani è un rischio per l’oggi. E Monti dell’oggi è il responsabile primo».

«Più che dei partiti è una sconfitta della democrazia. Ma è una sconfitta che alla democrazia è stata inflitta dai partiti. Se Monti ha dovuto dichiarare la sua disponibilità a continuare è innanzitutto perché le prossime elezioni sembrano destinate a non produrre un vincitore sicuro. Ma questo è dovuto alla scelta di impedire che qualcuno prevalga nettamente sugli altri, da una idea di democrazia nella quale nessuno vince, nessuno perde, e tutti quelli che già siedono al tavolo di comando continuino a sedervi con l’unica incertezza su chi stia a capotavola. Come al bel tempo antico nel quale i governi venivano fatti, disfatti, e rifatti alle spalle degli elettori in parlamento. Continuamente».

Un ritorno di Monti come premier potrebbe spianare la via a Romano Prodi per il Colle? «Qui già si rischia che il Presidente del Consiglio venga deciso prima, e lei vuol pregiudicare anche il Capo dello Stato? E poi, privati di due delle quattro cariche di vertice, lei crede che i capipartito si accontenterebbero dei due presidenti delle Camere? Elette le tre cariche stabili, tutto finirebbe per scaricarsi sull’unica instabile, il Presidente del Consiglio».

Infine il nodo della legge elettorale e possibile la svolta proporzionale. «Più che una svolta, quella verso la proporzionale è stata una lunga marcia. Solo chi sta alle posizioni ufficiali lasciate sulla carta per farsi un alibi può far finta di non essersene accorto. Si rilegga la bozza Violante, quella dalla quale tutto è partito, e troverà che il filo conduttore è stato sempre lo stesso. Abbandonare il sistema maggioritario che riconosceva ai cittadini il diritto di scegliere il governo e restaurare un impianto proporzionale più o meno corretto. È sulle correzioni che ci si è finora divisi. Solo sulle correzioni. Non certo sul ritorno al proporzionale».

«Io penso si troverà un accordo in extremis. Non arrivo a dire, come ho sentito da Buttiglione, che l’accordo è scritto da tempo e tutto il resto è un teatrino fatto per consumare il tempo e costringere i sostenitori del maggioritario a prendere o lasciare. Ma ci vado vicino. Arrivati a questo punto l’alternativa rimasta è se restare al Porcellum o tornare alla Prima Repubblica».

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