Martedì parla Paolo Gabriele, l’ex uomo di fiducia del Papa, accusato di aver trafugato documenti riservati dal Vaticano. Possibile conclusione del processo in 4 udienze. La “talpa” ha già confessato il reato commesso 

Paolo Gabriele

Lui ha già confessato. Ha agito – ha detto nel corso dell’istruttoria – per “aiutare il Papa”, che vedeva circondato da “male e corruzione”. E ora Paolo Gabriele, il maggiordomo di Benedetto XVI arrestato il 24 maggio per furto aggravato dei documenti riservati della Santa Sede finiti sui giornali italiani e, da ultimo, nel bestseller “Sua Santità” di Gianluigi Nuzzi, rischia una condanna fino a sei anni. In un processo che si annuncia breve fin dalla prima seduta, quella che si è svolta sabato nell’aula del tribunale vaticano alle spalle della basilica di San Pietro. Tanto più che la posizione dell’altro imputato, il tecnico informatico della segreteria di Stato Claudio Sciarpelletti, è stata stralciata e verrà esaminata in un successivo processo che verrà celebrato “a data da destinarsi”.

Alla prossima udienza, martedì due ottobre, deporrà lo stesso Gabriele. Poi verranno sentiti i testimoni, tra cui il segretario personale di Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein. Il processo – è l’auspicio espresso dal presidente del tribunale, Giuseppe Dalla Torre – potrebbe esaurirsi nel giro di altre quattro sedute, comunque entro la prossima settimana. Prima che si celebrino due appuntamenti molto attesi in Vaticano, l’avvio del sinodo sulla nuova evangelizzazione, il sette ottobre, e l’avvio dell’anno della fede, l’undici ottobre.

In una sala del tribunale 15 metri, alla presenza di un pubblico composto da un ‘pool’ di dieci giornalisti e pochi altri dipendenti vaticani, Paolo Gabriele è apparso “impassibile”. Completo grigio chiaro, ben rasato, l’ex assistente di camera di Benedetto XVI è entrato salutando silenziosamente, poi si è seduto su una panca alla destra dello scranno dei giudici e, sempre silenziosamente, ha seguito la prima udienza braccia spesso conserte, pochi segni di nervosismo, lo sguardo a tratti assente. Solo durante la pausa per la camera di consiglio – con un colloquio fitto e qualche risata – con la sua avvocata, Cristiana Arru, e l’avvocato dell’altro imputato assente.

La seduta, iniziata alle 9.30, si è conclusa alle 11.50 ed è stata interrotta per un’ora e venti, dalle 10.20 alle 11.40, per la camera di consiglio. Durante la seduta il comandante dei gendarmi vaticani, Domenico Giani, ha precisato che presso le abitazioni di Paolo Gabriele sono stati sequestrati documenti e file informatici che hanno riempito 82 scatoloni di cartone. Tra le tante carte, anche quelle trafugate o fotocopiate nel Palazzo apostolico.

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