Lele Mora, visibilmente dimagrito, minimizza in aula sulle notti di Arcore. Presente Nicole Minetti. Padre di Karima adesso rischia l’accusa di falsa testimonianza

Karima Ruby

Lele Mora e Nicole Minetti in tribunale a Milano per il processo Ruby 2 che li vede imputati di favoreggiamento della prostituzione anche con Emilio Fede in relazione ai festini di Arcore nella villa di Silvio Berlusconi.

L’ex manager dei Vip è apparso molto dimagrito, con una camicia nera e un grosso crocifisso al collo. A margine del processo, ha detto: “Sono cambiate tante cose nei 14 mesi che ho passato in carcere, Berlusconi non è più presidente del Consiglio ma magari poi lo rieleggono. Decideranno ovviamente i giudici ma secondo me Berlusconi è innocente”. Secondo Mora che, recentemente, ha detto che si darà al volontariato da Don Mazzi, “il bunga bunga era una barzelletta, io non ho visto né toccamenti né travisamenti”.

Assente al processo Luca Risso, compagno della ragazza marocchina Karima, detta Ruby, che avrebbe dovuto testimoniare e che ha fatto pervenire un certificato medico in cui si attesta che è affetto da bronchite. A suo carico i giudici, accogliendo la richiesta dell’accusa, hanno disposto la visita fiscale. “Una bronchite un po’ rapidina – ha detto il Pm Antonio Sangermano – due giorni il 27 e il 28 settembre. Chiedo che il tribunale disponga una visita fiscale”.

In aula c’è il padre di Ruby, M’hamed El Mahrugi. Il presidente del collegio giudicante ha alzato la voce due volte rivolgendosi a lui: “Non ci prenda in giro – ha detto – su quello che sapeva dei rapporti tra sua figlia e Silvio Berlusconi”. L’uomo, venditore ambulante, ha insistito nel dire di avere saputo dai media della vicenda di sua figlia con Berlusconi. Il Pm Antonio Sangermano ha letto la conversazione intercettata tra padre e figlia il 30 settembre del 2010 in cui, entrambi, dicono di avere ordinato alla signora Zara, moglie di M’hamed e madre di Ruby, di tacere alla polizia e alla comunità della conoscenza con Silvio Berlusconi.

Il magistrato ha fatto notare che il primo articolo apparve sui media solo il 26 ottobre. Ci sono stati momenti di grande tensione, alla fine il padre di Ruby ha cercato di cavarsela: “Non volevo saperne nulla, è la verità”. Il giudice: “Prendiamo atto”. E’ probabile che alla fine del processo i giudici trasmettano gli atti al Pm affinché valuti la possibilità di procedere per falsa testimonianza. In un altro passaggio della deposizione M’hamed ha detto: “Cosa voleva mia figlia dalla vita? I soldi e io non li avevo”. In una occasione l’uomo ha spiegato di avere ricevuto dalla figlia 500 euro: “Soldi guadagnati in comunità”.

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