L’ex procuratore nazionale Antimafia se ne va a  79 anni. Aveva dato anche la caccia al mostro di Firenze

Pier Luigi Vigna

E’ morto stamane a Firenze l’ex procuratore nazionale Antimafia Pierluigi Vigna. Lo ha reso noto l’Ansa.

Vigna, 79 anni, che è stato a lungo procuratore della Repubblica nel capoluogo toscano, era ricoverato al Centro Oncologico Fiorentino Villa Ragionieri, struttura della quale era presidente, da circa due settimane. Era assistito dalla moglie Silvia, dal figlio Leonardo e dalle due sorelle.

La figlia del magistrato vive negli Usa ed era stata pochi giorni fa a fare visita al padre prima di tornare a New York.

Chi gli è stato vicino fino agli ultimi giorni lo definisce “lucido fino alla fine”. Vigna sarà cremato, dice la stessa fonte, “come da suo desiderio”.

La camera ardente di Pierluigi Vigna sarà allestita al Centro oncologico fiorentino ‘Villa Ragionieri’ e sarà aperta da domani alle 9. Non ancora stabilita, secondo quanto appreso, la data del funerale.

Vigna, nato a Firenze il 1° agosto del 1933, ha dedicato gran parte della sua vita alla lotta antimafia. A lungo procuratore della Repubblica nel capoluogo toscano, era ricoverato al Centro Oncologico Fiorentino Villa Ragionieri, la struttura della quale era presidente, da circa due settimane, assistito dalla moglie Silvia, dal figlio Leonardo e dalle due sorelle.

Chi gli è stato vicino fino agli ultimi giorni lo definisce «lucido fino alla fine». Vigna sarà cremato, dice la stessa fonte, «come da suo desiderio».

Vigna è stato procuratore nazionale Antimafia dal 1997 al 2005, quando per raggiunti limiti di età ha lasciato il posto a Piero Grasso. In magistratura dal ’59, ha svolto quasi tutta la sua carriera a Firenze: dalla metà degli anni Sessanta Vigna è nell’organico della procura del tribunale che guida dal giugno 1991. Dopo varie esperienze in inchieste contro il terrorismo nero e rosso, Vigna comincia a occuparsi di mafia nel 1984 in occasione della strage sul treno rapido «904» (16 morti e 266 feriti).

Con la nascita della Direzione distrettuale antimafia della Toscana, avvia numerose inchieste di livello nazionale su traffici di armi e droga fino alla scoperta dell’ Autoparco di Milano. Un’ inchiesta complessa che determinerà anche momenti di tensione tra la procura fiorentina e quella di Milano.

È con Vigna che Gaspare Mutolo, nel 1992, comincia a collaborare con la giustizia ed è da allora che il magistrato fiorentino inizia ad occuparsi, in maniera sempre più intesa, del problema dei «pentiti», fino ad essere chiamato nel gruppo di lavoro che redige il nuovo regolamento sui collaboratori di giustizia e nella speciale commissione incaricata di vagliare le richieste di accesso ai programmi di protezione.

Il nome di Vigna è anche legato alle indagini sul «mostro» di Firenze. L’ attività della Procura fiorentina sul fronte antimafia si intensifica con le inchieste sulle autobombe mafiose della primavera-estate 1993 a Firenze, Roma e e Milano ed è nell’ ambito dell’ inchiesta bis sui presunti «mandanti a volto coperto» delle stragi che Vigna, insieme ai colleghi di Caltanissetta e Palermo, comincia a raccogliere le prime dichiarazioni di Brusca.

Nel mondo giudiziario Vigna si è spesso schierato controcorrente: assolutamente contrario all’impegno dei magistrati in politica «anche da pensionato», si è detto sempre a favore della separazione delle carriere tra giudici e pm, si è battuto per l’ istituzione dei tribunale distrettuali antimafia ed a favore del raggruppamento delle strutture investigative antimafia in un unico organismo.

Vogliamo ricordarlo con questa intervista di Enzo Biagi per lo speciale Licio Gelli lo conosco bene”. Era il 1983 e Vigna rispose così sui grandi intrecci di potere in Italia.

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