Alta tensione a Madrid, migliaia di manifestanti in piazza contro le politiche di “austerity” del governo

Indignados in piazza

“Nos no rapresentan”. E’ una delle tanti frasi gridate a squarciagola dagli Indignados spagnoli ieri pomeriggio durante il grande corteo di protesta organizzato per invocare unanimamente le dimissioni del governo, lo scioglimento delle camere e l’inizio di un nuovo processo costituente. È stata una serata infuocata quella di ieri a Madrid.

Migliaia di manifestanti (diecimila per gli organizzatori, seimila per le autorità) hanno infatti invaso le strade e le piazze principali paralizzando il cuore della capitale spagnola. Giovani, disoccupati, pensionati, operai, ecologisti, militanti del movimento degli sfrattati: ecco chi compone il corteo degli indignati. “Ci hanno tolto il lavoro, ci hanno tolto lo stipendio, ci hanno tolto i diritti. Ma i privilegi dei politici non tramontano mai”.

Con queste parole i portavoce dell’aspra protesta ribadiscono la propria posizione in merito alla situazione di crisi che sta sventrando una delle nazioni-pilastro dell’Eurozona. “Fuera, fuera!” e “Governo dimission!” sono gli slogan palesemente indirizzati al presidente del governo Mariano Rajoy che viene invitato dal corteo alle dimissioni a seguito del suo piano di austerity.

Due cortei partiti verso le diciasette da Atocha e da Piazza di Spagna si sono diretti in massa verso la Carrera de San Jeronimo, dove ad aspettarli vi era un triplo cordone di agenti in assetto antisommossa insieme ad una schiera di elicotteri che vigilava la situazione dall’alto. Nelle prime ore del pomeriggio la protesta è andata avanti senza alcun disagio ma, a partire dalle diciannove, quando la folla di manifestanti è riuscita a raggiungere Plaza Neptuno, si sono venuti a creare i primi disordini.

Squarci di manifestanti si sono infatti distaccati dal corteo principale, inizialmente lanciando oggetti di varia natura e successivamente cercando di oltrepassare le recinzioni di ferro che sbarravano il passaggio alla Camera, riunita in sessione plenaria. L’obbiettivo era quello di cingere in maniera simbolica la sede della sovranità popolare per “salvarla dal sequestro della Troika e dei mercati finanziari in collaborazione con la maggior parte dei partiti politici”.

Sono partite così le prime cariche della polizia munita di manganelli e proiettili di gomma. Il bilancio, almeno per ora, è di circa quattordici feriti, di cui uno in maniera grave, e di una ventina di manifestanti arrestati.
Ricordiamo che nei primi otto mesi dell’anno in corso la Spagna ha accumulato un deficit di 50,13 miliardi di euro, ma il Governo rassicura: “Il debito è sotto controllo”.

Intanto in Catalogna le elezioni sono state anticipate al 25 novembre. E proprio la regione Catalana risulta essere la comunità autonoma spagnola maggiormente indebitata con un deficit di 44 miliardi di euro, pari al 22% del Pil.

In Andalusia la situazione sembra non variare di molto, il responsabile della comunicazione del ministero del bilancio regionale ha infatti comunicato la possibilità di chiedere 4,9 miliardi di aiuti.

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