Il magistrato Giuseppe Ayala ha ripercorso al festival “Taobuk”, a Taormina, le stragi di mafia e la trattativa Stato-Mafia: “Falcone ucciso 48 ore prima dell’elezione di Andreotti a Capo dello Stato. Fu solo una casualità?”

Giuseppe Ayala

Dopo la serata inaugurale con il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, altri protagonisti d’eccezione a Taormina al festival internazionale del libro “Taobuk“.

La rassegna ideata e organizzata da Antonella Ferrara, insieme al Comune di Taormina, ha ospitato nella suggestiva cornice della terrazza dell’Archivio Storico, il magistrato Giuseppe Ayala, e l’avvocato italo-inglese Simonetta Agnello Hornby.

Ayala, in particolare, ha parlato davanti ad una platea numerosa e molto attenta, delle stragi di mafia e i rapporti tra Cosa Nostra e lo Stato.

“Io non sono uno scrittore – ha detto Ayala – ma, al di là dei miei meriti, ho avuto a disposizione un osservatorio privilegiato come magistrato a Palermo prima, e come parlamentare dopo, a seguito delle elezioni del 5 e 6 aprile del 1992, e tutto questo mi ha consentito di fare delle supposizioni pur non essendo la mia una vera e propria indagine, realizzata inoltre in tempi antecedenti a quel clamore mediatico che si è creato in queste ultime settimane” ha esordito il giudice Ayala nel presentare il libro “Troppe coincidenze, mafia, politica, apparati deviati, giustizia: relazioni pericolose e occasioni perdute” (edito da Mondadori).

“E allora perché troppe coincidenze? si chiede Ayala-. La prima ed importante coincidenza ?ha ricordato il magistrato incalzato dalle domande del giornalista Cavallaro- è che, in quella legislatura, nel 1992, bisognava eleggere il presidente della Repubblica e non si riusciva, ma presto anche il Pds diede la propria apertura all’elezione di Giulio Andreotti, il nome dell’uomo più papabile, e a quel punto si pensava tutti in Parlamento, che fosse davvero fatta. Quando quel pomeriggio del 23 maggio del ‘92 arrivò la terribile notizia della strage di Capaci, Claudio Petruccioli, -inviato dall’allora segretario del Pds Achille Occhetto, a manifestare l’apertura del Partito Democratico di Sinistra- incontrò l’uomo di fiducia del senatore Andreotti, Nino Cristofori, e questo gli disse che il senatore a vita aveva deciso di rinunciare al Quirinale perché interpretava la strage in cui morì il giudice Falcone come una maniera per sbarrargli la strada verso il Colle”.

Da qui tutta un’altra serie di coincidenze che Ayala ha voluto citare in un insieme di spunti e di riflessioni sulla trattativa Stato-mafia, che oggi più che mai è alla ribalta delle pagine dei giornali ma soprattutto dell’attività di indagine da parte dei magistrati.

Come detto, Ayala richiama e insiste su quella “casualità” su Andreotti: “E’ una coincidenza clamorosa è certamente il fatto che lunedì 25 maggio 1992 il Quirinale avrebbe avuto un nuovo inquilino, ed era l’on. Giulio Andreotti. Sabato 23 maggio, 48 ore prima, ci fu l’attentato a Giovanni Falcone e Andreotti rinunciò. Al di là dei processi che si sono fatti a carico di Andreotti, credo che si debba riflettere. La lettura dell’attentato a Falcone come segnale per non andare al Quirinale è attribuibile non ad Ayala ma ad Andreotti”.

“Le stragi di Roma, Firenze e Milano – continua il magistrato – avvennero nel 1993 in un momento in cui il Paese come oggi era in mano ad un tecnico, allora Ciampi come oggi Monti, e ciò ufficializzava il forte indebolimento del quadro politico. E lì Cosa Nostra ritenne di ricorrere a quelle stragi per alzare il suo potere contrattuale nei confronti dei terminali politici che erano appunto in un momento di chiara debolezza”.

Infine, Ayala ricorda un altro momento chiave: il fallito attentato allo Stadio Olimpico. Una mancata azione dinamitarda compiuta il 23 ottobre 1993 a Roma con la prevista esplosione di un’autobomba in via dei Gladiatori, a pochi passi dallo stadio. L’esplosione avrebbe dovuto colpire le Forze dell’Ordine e centinaia di spettatori al termine della partita fra Lazio e Udinese. Il telecomando a distanza era pronto ad essere attivato ma qualcosa andò storto e l’attivazione a distanza dell’ordigno non funzionò.

“Ricordiamoci quella strage mancata, potenzialmente la peggiore di tutte, che sarebbe dovuta avvenire a Roma, durante un partita di calcio e per fortuna non fu consumata ma non per una scelta, bensì perchè non funzionò il telecomando. La Lancia Tema pieno di tritolo è stata rinvenuta e se fosse esplosa, secondo alcune ricostruzioni, sarebbero morti almeno 100 carabinieri”.

Era il 23 gennaio 1994 – conclude Ayala -, da allora sono passati 18 anni e mezzo e la mafia non ammazza più. Che successe in quel periodo? Troppe coincidenze.

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