Negli Stati Uniti votare è una responsabilità ma se poi a scegliere il candidato presidente sono “grandi elettori” dovrebbero essere loro a pagare le conseguenze di una scelta disastrosa come fu con George W. Bush e Cheney

George Bush e Barack Obama

Durante i congressi presidenziali Usa, il canale Tv-cavo C-Span ha fatto vedere degli stralcioni dei congressi precedenti.

Nel rivedere il grande entusiasmo che i delegati e simpatizzanti repubblicani mostravano verso la nomina dell’allora candidato George W. Bush, mi si é creato un tormentone: non sarebbe logico e giusto che questi venissero responsabilizzati e contribuissero a pagare per tutti i danni creati dal loro candidato una volta nominato (nel caso del primo mandato) ed eletto (durante il secondo) presidente?

Dopo tutto si é trattato dell’equivalente di un sabotaggio al sistema: due guerre inutili, diversi disastri ecologi, l’economia in rovina, la finanza corrotta, deficit federale piú alto della storia, disoccupazione e pignoramento record di abitazioni.

Mi sono chiesto se in America il voto – che é la base della democrazia – fosse un diritto, un dovere, un privilegio o una responsabilitá? Oppure tutti e quattro?

Ed ecco cosa ho scoperto. Per i singoli stati, votare é un privilegio, molto piú che un diritto. Infatti, molte persone vengono escluse (i minorenni, i pregiudicati, i residenti non-cittadini). Inoltre, questo privilegio puó essere facilmente revocato anche a coloro che possono votare (presentarsi senza un documento d’identitá, ad esempio).

La Costituzione americana, poi, non garantisce appieno il diritto al voto (fino al 1920 le donne non potevano votare). Da considerare che in America votare non é un dovere, infatti é facoltativo. In Australia (ed altri 23 paesi) invece, votare é un dovere (é obbligatorio) e se non lo si adempie, si viene multati.

Allora, se il voto negli Usa non é un diritto né un dovere, ma solo un privilegio, questo non dovrebbe comportare nessuna responsabilitá.

Poi, peró ci imbattiamo in uno studio fatto nel 2006 dalla Peter D. Hart Research Associates di Washington, D.C. che ha stabilito come molti americani vedano il voto come una responsabilitá.
Dello stesso parere sembra essere lo stato della Georgia che, lo scorso anno – approvando una legge che impone all’elettore una sentenza di 3 anni se trovato a ricevere soldi per il suo voto – ha in pratica legalmente responsabilizzato il voto.

Infine, c’é da considerare il fattore “torto” della “common law” che, assieme a leggi federali e statali, punisce l’interferenza verso “il diritto di una persona ad essere eletta”, causato non solo dalla compravendita dei voti, ma anche dal votare piú volte. Secondo la Pew Research, oltre 2 milioni di americani sono registrati per votare in piú di uno Stato.

Quindi, una volta determinato che votare negli Usa é principalmente una responsabilitá, come dovrebbero manifestarsi le conseguenze?

Naturalmente non si potrebbe agire sul singolo elettore (a meno che non abbia interferito) altrimenti si scoraggerebbe il voto (che giá registra una bassa affluenza). Tra l’altro in America i cittadini non eleggono direttamente il presidente, ma votano per i “grandi elettori” assegnati al candidato. Piú grandi elettori votati, piú voti vengono assegnati ai candidati. Vince chi raggiunge 270 grandi elettori (dei 538 totali assegnati).

Pertanto il diritto, quindi la responsabilitá, di scegliere il presidente spetta ai grandi elettori, di conseguenza spetterebbe a questi pagare le conseguenze per una scelta disastrosa come é stata quella di George W. Bush ed il vice Dick Cheney.

Da considerare che i grandi elettori hanno anche la facoltá di cambiare alleanza (candidato), diminuendo ulteriormente la responsabilitá di una scelta sbagliata da parte dei cittadini ed é il motivo fondamentale per non consentire loro il voto diretto.

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