Il professore: “non mi vedrete mai in nessun partito”. Ma dopo Ppe benedice l’internazionale Dc. Casini confermato: “e adesso fare argine contro Grillo”

Pier Ferdinando Casini e Mario Monti

Il professore sogna di restare premier e si è ormai innamorato degli alleati centristi.

Quindici giorni fa l’intervento all’ufficio di presidenza del Ppe, oggi quello all’Internazionale di Centro. Mario Monti ribadisce che il suo presente e il suo futuro sono “di non appartenenza ad un partito politico” ma nel giro di due settimane ha voluto portare il suo saluto a due eventi chiave per i moderati, non solo europei, ma soprattutto per chi, come Pier Ferdinando Casini, sostiene la linea di un Monti-bis o comunque di un governo che prosegua l’agenda del Professore, contro il populismo e la demagogia di forze “anti-sistema” in forte ascesa, come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, e per gli Stati Uniti d’Europa.

Come a Firenze il 6 ottobre scorso, anche oggi nell’auletta dei gruppi di Montecitorio dove si è svolta la riunione dei leader dell’Idc, il premier si è fatto fotografare con lo spagnolo Mariano Rajoy, il greco Antonio Samaras, l’ungherese Viktor Orban, l’albanese Sali Berisha, l’irlandese Enda Kenny, il presidente del Ppe, Wilfried Martens, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e Casini, confermato questa mattina presidente dell’Internazionale.

Nel suo intervento Monti elogia i partiti spiegando che se il problema che pongono la globalizzazione e la crisi mondiale è “come coordinare i governi, avere un ‘cratos’ a livello internazionale e avere al tempo stesso il ‘demos'”, parte della risposta non possono che essere i partiti politici, come soggetti che hanno il compito di trasmettere “le diverse sensibilità dei cittadini” ai governi. Il presidente del Consiglio sottolinea “la centralità di movimenti e strutture come quella che oggi riunisce qui i Democratici di centro”. E allora, “se prendiamo la costruzione più avanzata al mondo, l’Unione Europea, come dargli una base e una legittimazione democratica? Dipende certamente dalle strutture istituzionali, penso al Parlamento Europeo, ma anche dalla linfa vitale. E qual è questa linfa che trasmette le diverse sensibilità ai governi? Beh, sono i partiti politici”.

All’appuntamento dell’Idc arriva anche un messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che invita le forze politiche a contrastare “l’insorgere di illusori e facili populismi e il ripiegamento su anguste e sterili chiusure entro orizzonti nazionali”. Musica per le orecchie di Casini che nel suo intervento pomeridiano riprende il ragionamento: “Credo sia un nostro dovere costruire un argine contro tendenze anti-sistema” come “il partito dei Piraten in Germania, i Veri vichinghi in Finlandia, il movimento dei grillini qui in Italia”, “movimenti che devono il loro successo all’attitudine a essere contro”, “fenomeni destinati alla sconfitta ma che possono alimentare pulsioni e tensioni molto preoccupanti”. Il leader Udc ammette che “antipolitica e populismo sono conseguenza della debolezza della politica” e che bisogna “ammettere gli errori” senza però “rinnegare il valore delle istituzioni democratiche faticosamente costruire nel secolo scorso”. Sulla stessa linea Fini che dell’Idc non fa parte (non ancora) ma ne ha seguito oggi tutti i lavori. Secondo il leader di Fli, per ridare credibilità alle istituzioni davanti ai cittadini “bisogna combattere la corruzione e il malaffare” contro “il populismo e la demagogia e i movimenti radicali che promettono facili scorciatoie”.

A fine giornata i tifosi del ‘partito di Monti’ – centristi in testa – sono soddisfattissimi. Ancora di più dopo aver letto le dichiarazioni del capo dello Stato da Pontignano: l’Italia, sono state le parole di Napolitano, ha bisogno di “mantenere un effettivo grado di affidabilità istituzionale”. Ad ascoltarlo c’è Monti, corso in Toscana subito dopo il suo intervento alla kermesse dell’Idc a Montecitorio. “E’ la dimostrazione che il nostro è un quadro che funziona”, gongolano a via dei Due Macelli.

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