Luica Miniero replica all’accusa di aver trasformato Castellabate, uno dei borghi più belli d’Italia, in una casbah di turisti: “non tornero più da quelle parti…”

le riprese di Benvenuti al Sud

«Non credo di tornare presto a Castellabate». È un Luca Miniero piuttosto stizzito – lui dice «scriva pure che sono molto incazzato» – quello che risponde a coloro che credono che «Benvenuti al Sud» abbia trasformato uno dei borghi più belli d’Italia in una casbah di turisti.

Il regista del film, campione d’incassi al botteghino – come riporta “Il Mattino” -, non ci sta e rispedisce le accuse al mittente perché «è assurdo attribuire ad una pellicola la colpa di aver portato un turismo di massa e non di qualità». «I due film – precisa Miniero, aggiungendo alla lista anche il sequel Benvenuti al Nord – dovrebbero essere ringraziati tutti i giorni. Prima Castellabate era un piccolo paese che nessuno visitava, adesso è invece al centro delle attenzioni di moltissimi turisti. Più che di colpe parlerei di meriti».

E perché, allora, c’è chi ha l’indice puntato contro un film, accusato di aver cancellato un’identità territoriale e culturale? «Queste polemiche – aggiunge il regista napoletano – sono figlie dello snobismo di poche persone ricche. Eppure a loro non dovrebbe importare se il bar fa cinquanta caffè…». A chi invece accusa «Benvenuti al Sud» di aver attirato a Castellabate, localizzato nel film genericamente nei pressi di Napoli e non come nella realtà in provincia di Salerno, tanti turisti incivili soprattutto dall’area napoletana, Miniero risponde che è stufo delle «beghe razziste tra salernitani e napoletani», anche perché il film «parla proprio di superamento dei pregiudizi».

Da napoletano doc, Miniero si stizza ancora di più quando i suoi concittadini sono accusati di portare solo chiasso e di non essere affatto utili all’economia locale. «Credo che schifare i napoletani che vengono lì ad agosto – rincalza la dose – sia davvero pessimo. I napoletani non rappresentano la massa. Allora chiudiamo anche Venezia e Firenze, visto che russi e giapponesi sono terribili. Le faccio un esempio banalissimo: io abito di fronte al Colosseo e mi creda che vorrei averlo tutto per me. Ma non potrei essere così stupido da frenare il turismo di massa solo perché ho la fortuna di abitarci di fronte».

Più volte i turisti napoletani, assidui frequentatori di questo angolo paradisiaco del Cilento, sono finiti nel mirino della critica locale, come testimoniano anche alcuni gruppi nati sul popolare sociale network facebook. Eppure i cilentani che Miniero conosce sono «contenti» ed in ogni caso «avrebbero potuto evitare di tappezzare il Comune di cartelloni del film o invitare attori se volevano stare tranquilli».

«Se poi non amano la promozione del territorio basta che non la facciano», provoca. Ma se qualcuno alle movimentate serate primaverili ed estive da trascorrere nel cuore dei vicoli di Castellabate, alla ricerca della piazzetta della fantomatica posta o di una foto dinanzi alla targa di Gioacchino Murat, preferisce la tranquillità, potrà essere presto accontentato. «Credo che l’effetto del film – sottolinea il regista – finirà presto, se non si continua a ricordarlo con altri eventi, e resterà il ricordo di Castellabate amata da tutti gli italiani».

Qualche giorno fa nel Comune cilentano si è concluso Cinecibo, il festival internazionale del cinema a tema gastronomico, che ha avuto tra gli ospiti più importanti Alessandro Siani, uno degli attori principali di «Benvenuti al Sud» e «Benvenuti al Nord», nonché cittadino onorario di Castellabate. «Non sono stato invitato – conclude Miniero – Altre volte mi hanno chiamato, ma non sono potuto andare e, questa volta mi hanno snobbato. Ma non è un problema, preferisco venire al mare».

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