Dopo l’intervento sfogo di lunedì scorso, tra rabbia e sdegno per le “spese folli”, il governatore del Lazio sembrava pronta a lasciare. Ma la realtà è ben altra

Renata Polverini

Renata Polverini ha deciso: non si dimette. Se i vari Bersani, Fini, e tanti altri travolti da scandali di vario genere non lo hanno fatto, perché avrebbe dovuto farlo il governatore della Regione Lazio?

É difficile schiodarsi da poltrone bollenti, soprattutto quando in ballo ci sono milioni di euro, chi lascerebbe agli altri questo “piacere”?

Con i soldi dei cittadini si sono dati alle spese folli, dalle note spese, emergono adesso acquisti effettuati da Gucci, a Roma, in Via dei condotti, cene, viaggi extralusso, festini a”luci rosse” ma questo non è niente, sono semplicemente “degli errori” come sono soliti definirli i politici.

Il presidente aveva minacciato di dimettersi perché era all’oscuro di tutto e si vergognava di uscire di casa; ha saputo recitare bene la sua parte, inscenando una bella commedia che le varrebbe il premio oscar. Cambiato il suo look, Renata Polverini, ha recepito bene il motto della politica, vale dire “ruba più che puoi e davanti all’evidenza, nega, nega sempre”.

Per insabbiare l’ennesimo scandalo della banda “bassotto””, la presidente ha prontamente dichiarato di aver raggiunto l’obiettivo, vale a dire: i tagli alla Regione Lazio. Qualcuno li ha definiti “magnaccioni”, cui la vergogna nemmeno sanno cosa sia.

Sarebbe interessante sapere come, questi signori, padri e madri di famiglia, giustificano tali comportamenti ai propri figli; possono ritenersi un buon esempio per loro?

Questi commedianti parlano di onestà e lealtà nei confronti dei cittadini, allora la risposta coerente era che in una situazione del genere un presidente tornasse a casa con tutto il suo staff di onesti lavoratori.

In Italia c’è chi ha mangiato e bevuto alla faccia della Spending review, alla faccia degli italiani, e nulla cambia; la casta resta inchiodata alle proprie poltrone mettendo in atto strategie nuove per “ripulire” le casse dello Stato, ovvero i nostri soldi.

In una delle sue più belle commedie, il grande Peppino De Filippo cosi recitava “non abbiamo di che mangiare, è cosa ‘e niente; ci manca il necessario, è cose ‘e niente; perdiamo il lavoro, è cose ‘e niente; ci hanno tolto la dignità, è cose ‘e niente; ci hanno tolto l’aria, è cose ‘e niente; rubano senza ritegno, è cosa ‘e niente; a dire sempre che tutto è niente, siamo diventati cose da niente”.

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