Roberto Saviano critica la casta e i costi della politica, analizza la crisi ma, a quanto pare, sarà poi ospite al Festival di Sanremo, con un cachet di 200mila euro a puntata: un altro controsenso nell’Italia degli eccessi?

Roberto Saviano

Sul settimanale “l’Espresso”, un editoriale di Roberto Saviano, così titola: ” Com’è diversa la crisi fuori dai TG”. Nell’articolo in questione, l’autore di “Gomorra” spiega l’esperimento da lui effettuato, mediante il social network facebook e twitter, ponendo l’accento sull’alto numero degli iscritti al suo profilo, e invitando i suoi fans a dare la propria opinione circa la crisi economica.

Soddisfatto del risultato ottenuto, con lo studio di settore da lui compiuto ha fatto emergere una verità cui ormai siamo tutti a conoscenza, vale a dire la chiusura di molti negozi e l’impossibilità della riapertura di nuove realtà economiche, a causa della crisi.

Anche l’ex premier Silvio Berlusconi aveva più volte parlato, nell’intento di mascherare lo stato di crisi, dei ristoranti pieni, delle spiagge altrettanto colme, e che gli italiani non rinunciavano alle gite fuori porta. I risultati emersi da questa indagine, grazie, anche, al suo “rigoroso impegno”, confermano che tale comportamento non è sintomo di ricchezza occultata, ma di povertà che non consente più risparmio, né, l’acquisto di una casa, unico bene prezioso per le famiglie.

Aspetto favorevole di tale sondaggio è la forza degli italiani che non cedono nonostante i “bombardamenti” negativi provenienti dai media.

Fin qui nulla di male, se non fosse per il fatto che il “grande studioso, eroe e paladino” rivelatore delle dinamiche criminalistiche, a quanto pare parteciperà al prossimo Festival di Sanremo, al modico prezzo di € 200 mila euro a puntata, ovviamente soldi pubblici.

Viene da chiedersi che tipo di professione svolge costui per guadagnare tanto? Qualcuno potrebbe opporsi paragonandolo ai calciatori i cui compensi sono ultra milionari, ma almeno, loro svolgono una professione che comporta un indotto.

Una campagna pubblicitaria recita cosi: ” ti piace vincere facile”? Ed è la stessa domanda che bisognerebbe rivolgere a tutta questa brava gente, e nel nostro paese sono in tanti, che sono bravissimi nel recitare il ruolo di filosofi, consiglieri e profeti, facendo solo della pura demagogia, e quel che è peggiore fingono di stare dalla parte del più debole comprendendone le difficoltà economiche.

La lettera dell’Art. 53 della Costituzione dice: ” Ogni cittadino è tenuto a concorrere alla spesa pubblica in misura della propria capacità contributiva”. Il contribuente, quindi, paga una tassa, nella fattispecie, il canone rai come corrispettivo di un servizio usufruito, vale dire la visione dei canali. Ebbene, se la capacità contributiva è intesa, come forza economica del contribuente, questi compensi milionari, non sono forse un insulto nei confronti del popolo italiano cui è stato imposto un notevole sacrificio?

Se è vero che il gettito delle entrate serve a contribuire alle spese dello stato, perché non utilizzare quest’ultimo per la creazione di nuovi posti di lavoro, piuttosto che riempire le tasche di un singolo individuo?

La Costituzione italiana tutela i diritti inviolabili dell’uomo, che purtroppo sono tutelati solo su carta. Allora la domanda è rivolta a tutti gli illustri personaggi, è forse questa giustizia?

© Riproduzione Riservata

Commenti