Individuate tracce di saliva su una marca da bollo. Appartengono, a quanto pare, al padre dell’assassino

Yara Gambirasio

Forse il momento tanto atteso della svolta sta arrivando e l’orco potrebbe presto avere un nome. Sviluppi importanti sul caso, ancora irrisolto, della morte di Yara Gambirasio.

Gli inquirenti che indagano sulla vicenda hanno individuato tracce di Dna che dovrebbero appartenere al padre del presunto assassino della ragazza di Brembate Sopra.

Il Dna è custodito da una marca da bollo appiccicata su una vecchia patente e dal francobollo di una cartolina.

È isolato da residui di saliva e, secondo chi indaga, appartiene a un uomo che abitava a Gorno con moglie e due figli ed è morto a 61 anni, nel 1999.

Quindi, per avere il suo profilo genetico, gli investigatori hanno analizzato degli oggetti che gli appartenevano.

Il corpo di Yara era stato ritrovato il 26 febbraio del 2011, a tre mesi dalla scomparsa, ai margini della zona industriale di Chignolo d’Isola. Sui suoi slip e sui leggins era stato isolato il Dna di uno sconosciuto.

Successivamente, nel corso delle indagini, sono stati prelevati campioni di Dna ai vicini di casa di Yara, ai frequentatori della palestra da cui è sparita quella sera e ai frequentatori della discoteca Sabbie Mobili, che si trova vicino al campo in cui è stata ritrovata la 13enne.

Proprio dalla discoteca è emerso il dato che fa sperare nella svolta. Il profilo genetico di un ragazzo è simile a quello del presunto assassino, ma non è identico, quindi non basta ancora.
Da Gorno, alla Valle Seriana, fino all’hinterland di Bergamo, dove la parentela del ragazzo si è spostata, proseguono i controlli per avere più certezze.

Certo è ancora presto per cantare vittoria, ma gli inquirenti sono comunque convinti di aver imboccato la strada giusta.

Inoltre sono state effettuate nuove convocazioni, stavolta soprattutto di donne. Un elemento che fa pensare che gli investigatori siano alla ricerca anche della madre dell’assassino di Yara.

© Riproduzione Riservata

Commenti