Con un buco da 15 milioni di euro, la Panto, azienda simbolo del Nordest, rischia di chiudere. Eppure c’è anche chi in Veneto sfida la crisi: ma il quadro è nero

difficoltà economiche anche nel Nordest

Lo chiamavano il “Berlusconi del Nordest”: stessa parabola quella di Giorgio Panto, dall’imprenditoria alla politica passando per l’emittenza televisiva privata. Poi l’incidente mortale: il 26 novembre 2006 il suo elicottero s’inabissa al largo della Laguna di Venezia. L’azienda passa nelle mani degli eredi che si spartiscono equamente il business: ai figli spetta la gestione dell’emittente Antenna Tre Triveneto, al fratello e ai nipoti l’onere di proseguire l’attività dell’azienda di infissi e mobili da giardino fondata nel 1910.

Ora, a soli sei anni dalla sua scomparsa, la Panto Spa rischia di sparire inghiottita da una crisi che in Veneto è sentita più che altrove a causa di un capillare sistema di piccole-medie imprese dove il padrone è abituato a dare del tu al dipendente e dove l’operaio è qualcosa di più di un semplice addendo della catena produttiva. Un buco finanziario di 15 milioni di euro e un fatturato che in un solo anno è passato da 13 a 10 milioni di euro hanno messo in seria crisi l’azienda: da tre mesi i 118 dipendenti del gruppo non ricevono lo stipendio e una decina di giorni fa hanno iniziato a scioperare e a difendere, con picchetti davanti ai cancelli dello stabilimento di San Biagio di Callalta (Tv), il proprio posto di lavoro.

La soluzione che si profila all’orizzonte è un concordato preventivo per far morire la vecchia azienda e farla rinascere con personale dimezzato da 118 a 60 dipendenti. I sindacati non ci stanno e hanno indetto per oggi pomeriggio un’assemblea pubblica fissando due paletti: nessun licenziamento e pagamento degli stipendi anticipati prima della creazione della nuova azienda.

Una situazione analoga si sta vivendo in Valpolicella, dove lo scorso lunedì gli operai della Maistri Spa, al rientro dalle vacanze, hanno trovato i cancelli della loro ditta chiusi: anche loro attendono il 75% dello stipendio del mese di maggio e gli interi emolumenti di giugno, luglio e settembre. Il Veneto e il Nordest in generale, fino a qualche anno fa Eldorado dell’economia nazionale, stanno vivendo un momento di grave crisi.

Nel Rapporto trimestrale sul mercato del lavoro in Veneto diffuso la scorsa settimana, il tasso di disoccupazione del secondo semestre 2012 è il più alto dall’inizio della crisi, con un 7% che rimane, comunque, notevolmente al di sotto della media nazionale (10,5%). La percentuale di disoccupazione sale addirittura al 25% fra i 426mila stranieri non comunitari presenti sul territorio. Nei primi mesi del 2012 in regione hanno chiuso 4.300 imprese: edilizia e commercio sono stati i settori maggiormente colpiti dalla crisi, con dati fortemente negativi nelle province di Vicenza e Treviso. Il mercato edile è stato completamente bloccato dall’assenza di commesse pubbliche e dalla chiusura dei canali di credito.

Eppure in questo panorama a tinte fosche, c’è chi riesce ancora a tenere una luce accesa. Sabato 8 settembre, a Molvena (Vi) il gruppo Pedon, leader europeo nei legumi e cereali secchi ha inaugurato una nuova ala del suo stabilimento. Nei primi otto mesi del 2012 la ditta vicentina ha fatto registrare un + 30% di fatturato portando da 100 a 135 il numero dei suoi dipendenti. Da qui l’investimento di cinque milioni di euro per rafforzare il primato su scala continentale. A pochi chilometri di distanza, a Monastier (Tv), anche la Texa sta per tagliare il nastro di un nuovo stabilimento costato 50 milioni di euro.

L’azienda di Bruno Vianello, leader mondiale nel settore della progettazione e costruzione di strumenti diagnostici per gli autoveicoli, continua ad assumere anche in periodo di crisi e conta, ora, su 450 dipendenti. In controtendenza rispetto a tanti suoi corregionali Vianello è sempre stato contrario alla strategia delle delocalizzazioni puntando su un rapporto stretto e diretto con i propri dipendenti ribattezzati “appartenenti”. Dice di ispirarsi ad Adriano Olivetti e nello stabilimento di prossima apertura ha progettato una sorta di “piazzetta” con tanto di bar, ristorante, teatro, edicola e parco alberato proprio al fianco dei macchinari. La sfida alla crisi comincia da qui, dal far tornare i conti non pensando solamente ai numeri.

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