L’ad del Lingotto dichiara che Fiat non lascerà l’Italia ma sono soltanto dichiarazioni per calmare gli animi 

Sergio Marchionne

“La Fiat non lascia l’Italia” immediata risposta di Marchionne rilasciata al giornale la “Repubblica”. L’amministratore delegato della Fiat, ha tenuto a precisare che non aveva mai parlato di chiudere stabilimenti, di mandare a casa i lavoratori.

L’ad Fiat punta il dito contro di coloro, che a suo dire, parlano senza freni, e non esita a chiarire la sua posizione.

La produzione Fiat resta in Italia, ma “ognuno deve fare la sua parte”, aggiunge Sergio Marchionne.

“Non si può immaginare di investire in un paese dove non c’è competitività, ove la riforma sul lavoro ha fatto la sua parte”, e aggiunge, ” la Fiat ha perdite per 700 milioni in Europa e si regge sui successi all’estero. Chi investirebbe in un mercato dove sa che non guadagnerebbe neppure un euro e non recupererebbe il denaro investito”?

Queste le dichiarazioni di Sergio Marchionne che ha subito evidenziato i problemi reali del nostro bel paese, senza giri di parole. La situazione è chiara, l’Italia è tornata indietro di quaranta anni, se il governo non punta sulla crescita, l’Italia è destinata a fallire, in tutti i settori.

Il debito pubblico è altissimo, ma non si può sanare la ferita solo per un verso e lasciare sanguinare l’altra parte. Marchionne ha dichiarato che l’Italia si regge sui successi esteri, ma per quanto tempo potrà continuare? É impensabile continuare la produttività se l’azienda è in perdita continua, nessuno si sottometterebbe a un suicidio del genere.

L’analisi effettuata ha del preoccupante, e il governo piuttosto che attendere di essere messo in contattato telefonicamente dovrebbe agire subito, sembra invece, come più volte ripetuto che la questione non è rilevante.

Il futuro degli operai del “Lingotto” resta ancora incerto, poiché queste sono solo dichiarazioni per calmare gli animi, come si evolveranno i fatti, lo sapremo solo con il trascorrere del tempo, certo è che ci aspetta un autunno caldo.

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