Oggi più che mai, in tempi di oligarchia finanziaria, poche persone comprendono quanto sarebbe importante tornare ai veri prodotti della terra anzichè sostenere i “signori” della grande distribuzione internazionale 

le logiche oligarchiche della grande distribuzione

Chi oggi non comprende che uno dei fondamentali percorsi di liberazione e alternative di civiltà passa soprattutto attraverso la sovranità alimentare che un popolo può esercitare all’interno della propria area di residenza?

Per una infinita serie di motivi sembra assodato infatti il concetto che è molto meglio alimentarsi con i frutti e i prodotti coltivati nella propria terra, raccolti durante la loro stagione naturale, piuttosto che basare la propria alimentazione sulle promozioni del mercato che rispondono solo ed esclusivamente alla logica delinquenziale della finanza internazionale.

Non è solo una risposta intelligente all’insipienza scoraggiante dei prodotti del supermercato che arrivano dalle coltivazioni intensive industriali; non è solo una reazione benefica alla crescente dipendenza da strutture esterne al proprio ecosistema urbano, ciò che viene definito aumento della resilienza, ovvero la capacità dell’uomo di affrontare le avversità della vita, un importantissimo fattore di sopravvivenza di cui stiamo diventando per fortuna sempre più consapevoli; non è solo un modo creativo per affrontare la crisi energetica evitando la struttura spesso paradossale della catena distributiva alimentare; non è solo una maniera diretta di controllare da vicino che non vengano usati prodotti chimici deleteri alla salute.

La possibilità di comprare i prodotti della terra direttamente dal contadino che li produce fa parte di quelle abitudini salutari che molti oggi stanno acquisendo. Vengono definiti prodotti a chilometro zero, una sorta di marchio che si riferisce alla distanza percorsa da un alimento dal luogo di produzione a quello di consumo.

Dalla voce di Wikipedia:

secondo la filosofia del chilometro zero risulta vantaggioso consumare prodotti locali in quanto accorciare le distanze significa aiutare l’ambiente, promuovere il patrimonio agroalimentare regionale e abbattere i prezzi, oltre a garantire un prodotto fresco, sano e stagionale. S’interrompe così quella catena che è nata con la grande distribuzione, che lavora con i grandi numeri, a scapito della riscoperta del rapporto consumatore-produttore. Il chilometro zero, essendo sensibile alla riduzione delle energie impiegate nella produzione, oltre a diminuire il tasso di anidride carbonica nell’aria, porta ad un consumo consapevole del territorio, facendo riscoprire al consumatore la propria identità territoriale attraverso i piatti della tradizione. È un modo di opporsi alla standardizzazione del prodotto, che provoca l’aumento della produttività facendo però perdere la diversità.

Ebbene, quel che sembrava una tendenza positiva definitivamente portata avanti anche delle legislazioni regionali, incentivate dalle iniziative degli imprenditori agricoli, sta ora subendo l’attacco criminale della cabala bancaria, alla quale non piace affatto che la gente tenti di riappropriarsi della propria sovranità alimentare.

Il giorno 27 luglio di quest’anno il Consiglio dei Ministri, guidato dall’uomo di punta di tale congrega, ha deliberato di impugnare davanti la Corte Costituzionale alcuni provvedimenti, tra i quali quelli emessi dalla regione Calabria, in merito alle norme per orientare e sostenere il consumi di prodotti agricoli a chilometro zero.

La motivazione? La legge regionale, nel favorire la commercializzazione dei propri prodotti regionali, ostacolerebbe la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. I prodotti regionali, cioè, avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.

In pratica si tratta del solito piede di porco legislativo, per sottrarre sempre più autonomia alla sopravvivenza effettiva dei popoli, alla stregua del piede di porco della legge sul copyright, che viene usato sistematicamente per tappare la bocca alle voci scomode o a quello della frode fiscale, usato tradizionalmente negli Stati Uniti per togliere di mezzo personaggi fastidiosi al potere dominante.

I dettagli tecnici delle norme incriminate sul chilometro zero sono descritti asetticamente dalla notizia qui riportata: Il Governo ricorre alla Corte Costituzionale contro la legge sul chilometro zero. Per chi desidera invece una voce più critica, la stessa notizia viene commentata sul sito Informare per Resistere: L’UE assalta la sovranità alimentare e Mario Monti dichiara illegale l’agricoltura a chilometro zero.

Comunque la notizia venga data, sta di fatto che sotto i colpi incessanti del rullo compressore dell’oligarchia finanziaria mondiale, portato avanti dal braccio politico dell’Unione Europea, si sono distrutte non solo ormai le sovranità nazionali, ma anche quelle regionali, provinciali e comunali, vedi per esempio i tentativi di privatizzazione dell’acqua potabile.

A farne le spese ovviamente è la vita quotidiana e il senso della cittadinanza dei comuni mortali, a meno che l’assurdità progressiva delle azioni dell’anonima organizzazione criminale mondiale non serva finalmente a farci risvegliare ad un’azione strategica di disubbidienza civile di massa.

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