Passera e Fornero furiosi dopo l’abbandono del progetto di “Fabbrica Italia”: “vogliamo capire le vere intenzioni di Marchionne”. Bleffa o fa sul serio?

Sergio Marchionne

Fiat fa i bagagli e lascia l’Italia? Forse non è ancora una tempesta, ma stavolta non è neppure un bicchier d’acqua. Governo in pressing, con toni forti, sull’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne dopo la retromarcia su “Fabbrica Italia”. “Vogliamo approfondire col dottor Marchionne cos’abbia in mente nei suoi piani di investimento e per l’occupazione in questo paese”, spiega da Verona Elsa Fornero.

“Il ministro del Lavoro non può convocare l’ad di una grande azienda, ma gli ho già dato delle date di disponibilità per incontrarlo”, aggiunge, sottolineando che spera che questo sia possibile “già nei prossimi giorni”.

L’amministratore delegato di una grande azienda come la Fiat, precisa poi Fornero, “è responsabile verso tutti gli stakeholder, tra cui un ruolo primario lo hanno i lavoratori, e non solo verso gli azionisti”. E quando un impresa “è grande come la Fiat e come la Fiat è stata importante per questo paese l’interesse del governo è molto”.

Prima ancora è intervenuto il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera: “E’ giusto e importante fare chiarezza al mercato e all’Italia, ma il governo farà tutto ciò che è possibile per assicurare che le responsabilità che la Fiat ha nel nostro Paese siano chiarite e rispettate”.

“Vogliamo capire fino in fondo le implicazioni di annunci che non permettono di capire le strategie della Fiat per il nostro Paese”, ha spiegato il ministro. Passera ha quindi sottolineato il fatto che il governo “farà di tutto perché l’Italia abbia un ruolo importante per le strategie della Fiat, anche se non è pensabile che la politica si sostituisca alle scelte imprenditoriali e di investimenti”.

I sindacati insistono che ci sia al più presto una spiegazione da parte del Lingotto. “La vicenda Fiat va chiarita – ha detto Raffaele Bonanni (Cisl)- chiedo con molta insistenza a Marchionne di arrivare ad un chiarimento pubblico, prima di presentare il suo piano, per fugare ogni dubbio”.

“La Fiat deve chiarire al più presto -ha aggiunto il segretario generale della Cisl-. E’ vero che il mercato è ridotto ai minimi termini, ma questo non significa che le aziende non chiariscano cosa vogliono fare”.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi si smarca dalla domanda dei giornalisti: le auto italiane sono le più belle del mondo? “Ma, insomma…, di auto oggi non parlo”.

Per il segretario del Pdl Angelino Alfano “la questione della Fiat è centrale per il Paese e l’abbandono del progetto di Fabbrica Italia è una cattiva notizia per l’Italia. Ecco perché occorre fare di tutto perché ciò non si realizzi”.

Pier Ferdinando Casini (Udc) non ci sta: “Non possiamo accettare la lezione nei confronti della politica di chi ha tanto parlato durante questi anni e non è riuscito neanche a creare un modello nuovo dell’auto. Da poco sono stati annunciati investimenti miracolosi per l’azienda – ha detto Casini intervenendo a Orvieto -, oggi di fatto sta suonando il ritiro dall’Italia e noi dobbiamo stare molto attenti”.

Mentre Antonio Di Pietro (Idv) fa osservare che “l’Idv ha chiesto prima al governo Berlusconi e poi a quello Monti di convocare gli azionisti della Fiat a Palazzo Chigi. Un esecutivo autorevole avrebbe dovuto chiedere all’azienda di rendere conto degli investimenti promessi e non mantenuti negli stabilimenti italiani, della violazione sistematica della Costituzione e della legge che si verifica in tutti gli impianti del gruppo e della quantità di soldi pubblici versati alla Fiat senza un ritorno nell’economia reale del Paese”. Secondo Di Pietro, invece, “l’allarme occupazionale che arrivava dai lavoratori e dai sindacati come la Fiom è stato puntualmente ignorato”.

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