Tra le innumerevoli forme di distruttività umana la caccia oggi  è la più assurda e pericolosa: il dovere di fermare l’inaudito diritto di fare libero uso di armi da fuoco sul territorio per salvare gli animali e l’ambiente

stop alla caccia

Forse è un modo inconsueto per iniziare un articolo sulla caccia ma nella mia mente viene immediatamente la scena di un film di Walt Disney che da bambina mi ha profondamente turbato, dal titolo “Bambi”, quando, per sfuggire ad un terribile incendio propagatosi nel bosco, il cucciolo di  cerbiatto guidato dalla madre cercano di salvarsi ma sfortunatamente incappano in un cacciatore che uccide la madre. Il dramma di quel momento vissuto dal piccolo cerbiatto rivive ancora nitido in me e penso in molti di voi. Con un tale inizio già si sa dove andrò a parare o sparare, ma vedrò di essere il più possibile equilibrata e di portare alla vostra attenzione perché definisco questo cosiddetto “sport”  anacronistico e inutile.

Tra pochi giorni un popolo sempre più ridotto, circa settecentomila persone che si autodefiniscono ecologisti, armati di doppiette, sfodereranno le canne nei cieli e nella terra dei boschi e campagne. Per chi ci vive o lavora, o gli amanti della natura appassionati di escursionismo o cercatori di funghi, la vita sarà difficile grazie a questi pochi armati che per diletto uccidono miti esseri viventi.

I cacciatori sono gli unici cittadini in assoluto cui una legge assurda e anacronistica consente l’inaudito diritto di fare libero uso di armi da fuoco sul territorio e ancor più legittimo transito di chiunque. Sono gli unici ai quali è consentito praticare un’attività i cui standard di sicurezza sono immensamente al di sotto di quelli ritenuti minimi in ogni altro ambito. Infine sono gli unici cui è consentito perfino fare tutto ciò nelle altrui proprietà private spesso infischiandosene del volere del proprietario.

Fra le innumerevoli manifestazioni della distruttività umana la caccia oggi  è quella in cui la sovrapponibilità di questi contesti è, se non il più presente, certamente il più evidente.

Si tratta principalmente di un problema di diritti degli animali perché consiste nell’immotivata uccisione di esseri viventi, ma non solo. Si tratta di un problema ambientale perché anche se i cacciatori insistono per il contrario, la caccia altera gli equilibri degli ecosistemi, e inoltre la caccia come manifestazione  è contraria ai principi del pacifismo perché è un’attività violenta e chi la pratica foraggia i fabbricanti di armi.

Nella caccia c’è anche la violazione dei diritti umani perché è un’attività consistente nell’uso deliberato di armi da fuoco sul territorio aperto e lede la tutela dell’incolumità del cittadino che su quel territorio ha il diritto di muoversi in piena libertà, o ancor peggio lede tale libertà costringendolo ad astenersi dal frequentare i luoghi soggetti a questo “sport” a mano armata.

Nell’uno e nell’altro caso la caccia lede un diritto fondamentale del cittadino (salute o libertà), previsto dalla Costituzione. Né si può contrapporre a tali diritti quello del “cacciatore”, poiché la caccia non è certo fra i diritti fondamentali, ma la libertà di movimento e la salute lo sono.

Tali diritti sono inalienabili, sempre e ovunque, non solo nel raggio di 100/150 metri dalla propria abitazione perché la nostra casa non si limita alle quattro mura dove viviamo ma all’intero territorio.

Sull’intero territorio abbiamo il nostro comune diritto alla sicurezza, in quella “casa comune” condivisa con innumerevoli altri esseri viventi.

Ci sono strumenti però con cui ci si può difendere almeno fino a quando questa pratica non sarà abolita  e non regolamentata come è stato fatto negli anni e sono: art. 614 del codice penale “Violazione di domicilio” che  punisce chi si introduce nei giardini e nelle pertinenze delle abitazioni civili, art. 659 del codice penale “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” punisce chi con rumori molesti disturba le occupazioni o il riposo delle persone.

Non si contano quanti referendum contro la caccia ci sono stati nel nostro Paese e quanti ancora se ne dovranno fare! Tanti soldi spesi per mandare avanti questo divertimento praticato da pochi, per tenere in piedi voti e industrie delle armi con tutti gli optional ad esso legato, contro la maggioranza dei cittadini italiani che è contro la caccia.

Diritti umani, diritti animali, ambientalismo, pacifismo: siamo abituati o forse ci hanno abituati a vederle come cose distinte, o  occasionalmente accomulabili da una generica idea di non violenza.

Come si fa a non pensare all’insieme di tutto ciò come a quattro aspetti di un’unica cosa. Come si fa a non  pensare  che occuparsi dei diritti di esseri senzienti non umani significa  occuparsi anche dei diritti umani e che non è pensabile un ambientalismo che prescinda dal riconoscimento del singolo essere vivente come portatore di diritti, e operare in ciascuno di tali contesti significa operare per la pace.

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