Benedetto XVI in Libano: “io pellegrino di pace in Medio Oriente, amico di tutti qualunque sia il vostro credo. Importare e trafficare armi è peccato grave”. Ma gli Ulema Qatar: “deve scusarsi per le sue parole sull’Islam”

Papa Benedetto XVI

Un viaggio per la pace ma Il fantasma di Ratisbona si allunga anche sul Libano. E così mentre il Papa arriva a Beirut, atteso con entusiasmo dalla stragrande maggioranza dei libanesi, compreso i capi delle comunità islamiche (che lo hanno accolto ringraziandolo per il viaggio e sottolineando i punti di convergenza tra cultura islamica e cristiana), in Quatar un gruppo di ulema presieduta dallo sceicco Youssef al Qaradaoui, figura di riferimento della moschea di al Azhar e volto noto di Al Jazira (dove ha un programma in cui predica i dettami della fede islamica e della sharia in rapporto alla vita quotidiana delle persone), ha chiesto al Papa di porgere le scuse ai musulmani per il discorso tenuto nell’università di Ratisbona nel settembre del 2006.

Un discorso tutto centrato sul rapporto tra fede e ragione in cui auspicava un dialogo tra culture e religioni ma all’interno del quale era inserita una dotta citazione tratta da un testo medievale ritenuta offensiva per l’Islam e la figura del profeta Maometto.

Il passaggio fece infuriare il mondo islamico tanto che a distanza di anni vi sono ancora incomprensioni e fratture, tra cui quelle con l’università di Al Azhar al Cairo, il maggiore centro teologico sunnita.

Con un comunicato dai toni piuttosto duri, il Gruppo Internazionale di Ulema del Qatar ha evidenziato di come le posizioni del Papa verso l’Islam siano ancora zoppicanti, tanto da rendere necessarie le scuse. L’organismo islamico ha aggiunto che nel corso di questi anni “ha cercato di aprire dei varchi di dialogo con il Vaticano” ma senza troppi risultati, aggiungendo che ad oggi non sono mai state fatte le scuse per quel discorso.

Nel comunicato si accusa la Chiesa di creare zizzania tra gli stessi libanesi cristiani e musulmani visto che l’Esortazione apostolica – il testo che il Papa firmerà oggi e consegnerà a tutti gli episcopati mediorientali – contiene “idee pericolose” e fuorvianti. Si legge: “La cosa strana è che mentre il Papa mette in guardia dall’Islam politico, egli stesso pratica il cristianesimo politico”.

La visita nel Paese dei Cedri al di là di questa voce fuori dal coro, è stata preparata con cura e ha avuto l’appoggio di tutte le confessioni religiose presenti. Ben diciotto. Benedetto XVI incontrerà i leader religiosi islamici anche se non farà loro nessun discorso ufficiale, limitandosi a salutarli personalmente uno per uno e scambiare con loro qualche frase in privato con l’ausilio di un interprete. Unica nota dolente per il Papa è di non potere abbracciare i vescovi siriani. La maggior parte di loro non è riuscita a varcare il confine e raggiungere Beirut per via della guerra civile in corso.

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