Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, fa il punto sugli aeroporti siciliani: dallo scalo di Fotanarossa, chiuso per lavori, a quello di Palermo e i problemi Gesap

l’aeroporto di Catania

La chiusura per lavori dell’aeroporto di Catania, il cui traffico è pronto per essere dirottato su Sigonella, e la crisi del settore aeroportuale siciliano.

Ecco le ricette di Vito Riggio, presidente dell’Ente nazionale aviazione civile, in una intervista a Livesicilia.

Parliamo della chiusura dell’aeroporto di Catania. E’ già stata individuata una soluzione alternativa per evitare disagi ai passeggeri?

“Le infrastrutture aeronautiche hanno un ciclo di vita oltre il quale non si può andare avanti. Catania è già in ritardo di un anno, perché questi lavori, che sono di rinnovamento radicale, si sarebbero dovuti fare l’anno scorso solo che, come al solito, un ricorso sul bando ne ha bloccato l’esecuzione. Adesso è stato dato il via libera che si è tradotto nella fissazione di una data, individuata nel periodo più basso dell’anno. Già da marzo il direttore dell’Enac di Catania aveva preso contatto con il comando di Sigonella che ha dimostrato tutta la sua disponibilità”.

Si parlava di difficoltà create dallo Stato Maggiore per l’utilizzo della base militare di Sigonella…

“Il 5 settembre è arrivata una decisione dello Stato Maggiore, con il quale comunque intercorrono ottimi rapporti, che ha voluto mettere un freno alla discussione. Dopo aver coinvolto il ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera, che ha fornito alla base ed al suo omologo della Difesa Gianpaolo Di Paola le garanzie richieste, si è giunti ad un accordo che prenderà forma con l’istituzione di un gruppo tecnico di lavoro che si riunirà il prossimo lunedì e che dovrebbe portare ad uno schema d’intesa interministeriale. Se questa intesa andrà in porto, allora si potrà spostare il traffico aereo di Catania su Sigonella”.

Qualcuno aveva parlato anche di Comiso come possibile soluzione…
“Qualcuno parla a sproposito e fa sfoggio di ignoranza. L’ipotesi Comiso è totalmente impercorribile. L’aeroporto non è collaudato ed è troppo piccolo per ricevere il traffico di Catania. Basti pensare che Catania ha un traffico annuo di 7 milioni di passeggeri e Comiso di soli 500 mila. Questo tirare in ballo Comiso, tanto che si era addirittura parlato di un’apertura forzata dello scalo per ospitare il traffico di Fontanarossa, mi spinge verso quest’idea di Sicilia medievale, ostinata nel non voler rimanere al passo con i tempi”.

Di certo non è un bel momento per gli aeroporti siciliani. Dall’apertura di Comiso alle beghe nei consigli direttivi di Gesap e Sac.“La questione centrale è: possiamo continuare, adesso, con questa scelta sciagurata di cedere le gestioni degli aeroporti a queste società controllate da enti locali? Ha ancora senso che la gestione di una cosa così delicata sia affidata a queste litigiose amministrazioni? Gli aeroporti sono in balia delle dinamiche politiche più strette e più deteriori, che paralizzano la vita delle società che li hanno in gestione e che non ne garantiscono la capacità di autofinanziamento che oggi è richiesta per poter essere competitivi sui mercati finanziari. La Sicilia è la terza realtà aeroportuale italiana dopo Roma e Milano, ma con queste strutture inefficienti si scoraggiano sia gli investimenti dall’estero che qualsiasi iniziativa privata. Non capisco perché, a questo punto, gli enti locali, non debbano realizzare degli utili vendendo queste società per tappare i buchi dei propri bilanci ed offrire migliori servizi ai cittadini. La prima misura contro la crisi presa dal Portogallo è stata vendere gli aeroporti. In Italia qualcuno ha iniziato a farlo, ma non gli enti locali siciliani che vivono nell’idea del “tanto qualcuno ci penserà”. Il nuovo governo regionale sarà costretto ad affrontare questo problema. Per me la privatizzazione è l’unica soluzione, se qualcuno ne avesse di migliori sono disposto ad ascoltarlo, ma finora non ho letto né sentito niente di concreto in merito”.

© Riproduzione Riservata

Commenti