Il traffico di stupefacenti ha trovato la sua nuova “casa” nei social network. Ecco come si muove ora la malavita

la droga viaggia sul web

Le piazze dello spaccio si spostano sul web. Su Facebook, in particolare, clicchi sulla annessa mappa Google e sai esattamente dove trovare la «roba buona». L’inchiesta scandalo è a cura del quotidiano “Il Mattino”, che svela le nuove frontiere dei traffici di droga.

La Vela Rossa, le Case Celesti, lo Chalet Bakù , la Vanella Grassi – riporta la giornalista Daniela De Crescenzo – le rintracci sotto la voce «impresa locale» ma forse chi ha linkato ha peccato di modestia: a comprare droga a Scampia arriva gente da tutt’Italia. Ma probabilmente è uno che conosce bene il suo mestiere. A guardare bene emerge un particolare inquietante: i nomi sono storpiati esattamente come nel «libro mastro» della camorra sequestrato dalla Squadra Mobile nello scorso mese di ottobre.

La Vanella Grassi, ad esempio, diventa Venella, proprio come nella contabilità di Raffaele Stanchi. Ma bisogna considerare che i malavitosi non sono certo i soli a storpiare i nomi.

In ogni caso non c’è da meravigliarsi se i venditori di morte si adeguano ai tempi e contattano clienti anche via internet. Qualche tempo fa la Narcotici fermò uno spacciatore e gli trovò addosso un biglietto da visita: «Da Totore, tutto per la neve», c’era scritto sullo sfondo di un Vesuvio ricoperto di cocaina. E poi, ovviamente il numero di cellulare.

Sistemi superati, nel 2012 la pubblicità viaggia in rete e le pagine dei network diventano una vetrina dove gli spacciatori veri a volte si confondono con i gradassi che giocano a fare i malavitosi. Un gioco pericoloso dove i confini tra verità e finzione diventano molto labili. E infatti tra i tanti Marco Di Lauro che cercano amici sul web se ne trova uno che si è fatto fotografare con un giubbino nero che ricorda la mise che indossava «Cosimino», il fratello di Marco al momento dell’arresto. Lo stesso giovanotto tra i film preferiti cita «Il padrino», e anche questo è un richiamo al primogenito dei Di Lauro, e poi sulla bacheca cita da Troy, il film di Petersen: «Gli dei ci invidiano perché siamo mortali…perché ogni momento può essere l’ultimo per noi…».

Un altro ragazzo invece indica come luogo di lavoro lo «Chalè Bakù» dice di essersi laureato presso la «Raffineria Colmbiana» e di avere «Robba bon». Se è uno scherzo di questi tempi fa ridere poco.

Sotto la dizione «Vela Rossa» trovi la pagina personale di tal «Cocabudol» che indica come attività «Spacciatore con er Bufalo», tra gli sport preferiti ha quello di «fumare a volontà» e nelle informazioni di base spiega: «Sono un ragazzo che gli piace molto farsi…per qualunque informazione sui prezzi di hascisc, marjwana,cocaina, crack, ketamina, eroina contattate il signor Vela Rossa».

La Vela Celeste ha due pagine: una come gruppo e una come azienda. Le Case Celesti hanno una presenza anche più numerosa. Una pagina si intitola «Nel Rione Case Celesti Facenn e’ muort», poi c’è la più anonima «Giù alle case celesti» e la terza che porta il logo «Preparandoci Per Un Tour Nelle Case Celesti, Le Vele e La Casa Dei Puffi». La Vanella Grassi conta quattro pagine, ma per trovarle bisogna digitare «Venella», come la piazza è chiamata a Scampia. Una si intitola «For ’o vico».

E anche le condoglianze viaggiano in rete: su una delle pagine di Gennaro Ricci, il capopiazza delle Case Celesti ucciso il 28 agosto a Scampia, ci sono tanti «Mi mancherai». E poi un addio: «Ora riposa in pace, tra un po’ metterai le ali e quando le metterai starai in cielo con gli altri angeli». E messaggi di addio si trovano anche sulle pagine dei tanti amici del morto.

Naturalmente molte pagine sono accessibili solo per gli amici, ma comunque offrono immagini interessanti: c’è il boss che galleggia sulla banana giocattolo, quello che si fa dipingere la faccia, quello che vola sulla moto d’acqua.

Così il web diventa materia di studio anche per le forze dell’ordine che amici dopo amico riescono qualche volta a rintracciare quei ragazzini che seminano morte. Anche perché se la pubblicità è l’anima del commercio, la segretezza nuoce e per contattare i clienti qualche imprudenza bisogna pur farla.

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