Presto un nuovo redditometro che “peserà” le voci di spesa in base alla regione e al nucleo familiare. E per scovare il “nero” dei ristoranti la conta dei tovaglioli

arriva il tovagliometro

Ormai l’abbiamo capito che il fisco è in guerra, anche se in verità sappiamo soprattutto che non ha toccato e continuerà a lasciare “immacolati” i conti e i privilegi della casta (quella dei parlamentari e senatori, tanto per capirci).

Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, fa un altro annuncio e, come in questi casi avviene, c’è da stare attenti. Sull’evasione fiscale non risparmia i toni da “caccia” all’italiano e annuncia la campagna d’inverno: aggiustamenti per il nuovo redditometro per renderlo più efficace e mirato in vista della prossima entrata in vigore. Riforma del catasto “ormai indifferibile” e revisione delle agevolazioni fiscali, per una maggiore equità di trattamento tra i cittadini. E poi la tanto attesa semplificazione fiscale e un rapporto più trasparente tra Equitalia e i contribuenti.

Alle dichiarazioni di Befera durante l’audizione alla Commissione Finanze della Camera fanno da sponda i giudici tributari che fissano le regole del “tovagliometro”, lo strumento per accertare il “nero” nel settore della ristorazione in base alla quantità di tovaglioli effettivamente usati dal locale.

Un redditometro a misura di famiglia e regione. Presentato quasi un anno fa, il nuovo redditometro doveva diventare pienamente operativo entro lo scorso giugno e invece subirà un altro slittamento. Colpa del software, non ancora abbastanza preciso nello scovare i “furbetti” che hanno un tenore di vita incompatibile coi redditi dichiarati. D’altronde Befera l’aveva detto: “vogliamo prenderci un po’ più di tempo ma farlo bene”.

Ma c’è anche un affinamento dei criteri di indagine. Per prendere meglio la mira il nuovo strumento di accertamento deve tarare i suoi 80 indicatori su diversi parametri. In altre parole, le spese rilevate avranno un peso variabile nel calcolo del reddito in base:

• all’area geografica (coefficiente territoriale): l’acquisto di una barca come indicatore di reddito elevato ha un “peso specifico” maggiore in una regione del sud con reddito medio-basso che in una del nord a reddito alto;
• alla famiglia (coefficiente familiare): una casa di grandi dimensioni può essere una spesa “di lusso” per un single ma non per una famiglia numerosa.

Il redditometro vuole essere innanzitutto uno strumento di “compliance”. La sua prima funzione è informare il contribuente che dai dati provenienti dalle sue dichiarazioni e da varie altre fonti (banche, registri immobiliari ecc.) ci sono segnali di discrepanza tra il reddito dichiarato e quello necessario per mantenere un determinato tenore di vita. Questo dovrebbe spingere il contribuente a giustificare le spese “sospette” o a rettificare la sua posizione reddituale. Se permane una differenza superiore al 20% scatta in automatico il controllo e l’accertamento esecutivo.

Il tovagliometro per il “nero” dei ristoranti. Sempre sul versante della lotta all’evasione rispunta un altro strumento di indagine, battezzato “tovagliometro”. Si tratta di un particolare tipo di redditometro applicato ad alberghi e ristoranti e serve a verificare quanti coperti reali ha avuto l’esercizio in base al numero di tovaglioli utilizzati e lavati. Il dato viene poi confrontato col numero di ricevute emesse. Un metodo già avallato dalla Cassazione con una sentenza del 2007.

Ora una sentenza della Commissione regionale del Veneto ha stabilito che il metodo, per non dare spazio ad abusi, dev’essere circostanziato. Cioè servono anche altri indizi di evasione. Nel caso specifico esaminato dei giudici non era stato considerato che un albergo di lusso – come quello sotto indagine – usa molti più tovaglioli per lo stesso cliente e dunque il numero complessivo non indica, da solo, un’evasione in atto. (

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