A nove mesi dal naufragio della Costa Concordia che causò 30 morti, nuovi dettagli su quella tragica notte

Francesco Schettino

Sono ormai trascorsi quasi nove mesi dal naufragio della Costa Concordia che causò trenta morti, e sia la nave che i procedimenti giudiziari non si sono mossi.

Le novità avrebbero dovuto essere legate alla perizia della scatola nera, attesa per questi giorni, con le risposte ai 50 quesiti formulati dal gip Valeria Montesarchio, ma la stessa, su richiesta degli stessi periti pare sia destinata a slittare di qualche giorno.

Intanto dalle colonne della Stampa trapelano ulteriori dettagli sui dialoghi tra il comandante Francesco Schettino (attualmente con l’obbligo di dimora nella sua abitazione di Meta di Sorrento per disastro colposo, omicidio plurimo e abbandono della nave), e i suoi ufficiali in plancia.

Si evince innanzitutto che era previsto fin dalla partenza di Civitavecchia, di dover effettuare l’avvicinamento all’Isola del Giglio, il cosiddetto “inchino”, il passaggio ardito vicino all’isola che causò la collisione con gli scogli e risultò fatale il 13 gennaio scorso. Inoltre ci sono coloriti e farseschi scambi di opinioni sulle conseguenze dell’incidente, quando non ci si rendeva conto della gravità della situazione: “Madonna ch’aggio cumbinato”, dice Schettino, mentre il maitre Antonelli Tievoli, originario del Giglio, dice “Mi sento in colpa”.

Poi la telefonata di Schettino alla moglie Fabiola, dove pare abbia detto: “Fabì, ho finito la mia carriera di comandante. Abbiamo urtato su un basso fondale, la nave si è inclinata ma sto facendo una bella manovra… è tutto sotto controllo”.

Come è noto nulla andò bene e, oltre allo squarcio di 70 metri, alle decine di morti e alla grande paura dei sopravvissuti, l’incidente portò alla ribalta delle prime pagine nazionali e internazionali la figura di un comandante apparso tanto inutilmente spericolato durante le manovre quanto vile durante la gestione del disastro. La nave è ancora appoggiata su un fianco senza, a quanto pare, pericoli di inabissamento, ma le operazioni di recupero, monitorate dall’Osservatorio sulla Costa Concordia, organismo nato ad hoc, e gestite dalla Titan-Micoperi, non sembrano così veloci come sia era sperato nei primi tempi. C’è perfino chi vorrebbe trasformare la Costa Concordia in un giardino botanico, e chi si chiede quale funzionalità paesaggistica potrebbe avere la nel caso in cui rimanesse al Giglio per far riprodurre forme di vita marine.

Mentre si attende una decisione finale sulle modalità di recupero dello scafo, si rimane in attesa dei responsi della scatola nera, anche se il mistero su come possa essere successo un disastro del genere, non sembra certo complicato.

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