Il governatore dimissionario ha revocato il mandato all’assessore alle Infrastrutture: “vincolo fiduciario è venuto meno”. Replica l’imprenditore: “atto illegittimo ed illegale. Ma a questo punto potrei tornare all’Ars”

Andrea Vecchio

Era nell’aria e puntuale è arrivato il “licenziamento” di Andrea Vecchio, l’assessore “ribelle” che Raffaele Lombardo aveva chiamato i primi di giugno fa a guidare le Infrastrutture dopo Pier Carmelo Russo.

“Il Presidente della Regione Raffaele Lombardo nell’esercizio dei suoi poteri, essendo venuto meno il vincolo fiduciario, ha revocato la nomina da assessore regionale per le Infrastrutture e la Mobilità ad Andrea Vecchio”, si legge nel comunicato dell’ufficio stampa della presidenza della Regione. La decisione è stata presa dopo che Vecchio “ha reiteratamente rilasciato dichiarazioni che, eccedendo le proprie competenze, si sono poste in stridente contrasto sia con l’indirizzo politico individualmente perseguito da alcuni degli assessori, sia con le scelte unitarie dell’organo collegiale di governo, pregiudicando la solidale coerenza dell’azione governativa”.

“Egli ha diffuso notizie non vere parlando di atti elettoralistici della Giunta di Governo – prosegue il comunicato – privi di assoluto fondamento e ben distanti dalla fisiologica dialettica politica propria di un organo politico collegiale e con gravi effetti provocatori nei confronti di intere categorie di lavoratori attribuendo al Governo intenzioni non rispondenti alla propria linea politica”. Per Lombardo: “Ha inoltre determinato un diffuso malessere nella compagine governativa creando momenti di tensione, tale da renderne contraddittoria ed incompatibile la presenza in Giunta”.

La coabitazione tra Lombardo e Vecchio è stata complicata sin dalle prime battute. L’imprenditore antiracket catanese ha sin dall’inizio manifestato la sua propensione a non rispettare i canoni del politically correct, con dichiarazioni scomode. un’escalation continua che ha raggiunto il suo apice con la conferenza stampa congiunta organizzata da Vecchio e Maeco Venturi per denunciare presunte irregolarità nella gestione della giunta. A tensione si era aggiunta altra tensione con la lettera aperta di Vecchio, pubblicata da Live Sicilia, che aveva chiesto a Lombardo di non mettere più piede a Palazzo d’Orleans, utilizzando parole molto dure nei confronti dei colelghi assessori. Che avevano risposto a Vecchio con una stizzita replica, che lo invitava a fare un passo indietro.

“Usciremo da qui solo in orizzontale”, aveva scherzato lui quando i cronisti gli avevano chiesto se intendesse dimettersi. Lombardo ne ha preso atto e oggi gli ha ritirato la delega.

“Il provvedimento è illegale e immotivato, presto potrei tornare all’Ars e festeggeremo con un braciere di carne di cavallo o carciofi”. Così replica Andrea Vecchio in una conferenza stampa tenuta nella sede dell’Ance di Catania.

“Vi dico cos’è il lombardismo. Avete presente quando sturate una bombola di gas in una stanza chiusa? Il gas occupa ogni anfratto possibile e immaginabile questo è il lombardiamo. E chi respira quel gas senza protezioni rischia la pelle”.

“L’indagine per mafia? “Sono cazzi suoi”, risponde Vecchio circondato da giornalisti e fotografi e rilancia: “Sono stati mesi in cui abbiamo portato a casa grandi risultati dal reinvestimento dei fondi ex-Gesal ai monitoraggio delle incompiute”.

“Lombardo -aggiunge Vecchio- ha attuato una ritorsione rispetto alle mie dichiarazioni politiche, io sono stato accusato di aver destabilizzato la giunta da chi ritiene di gestirla in maniera dirigistica. Le mie critiche -insiste l’assessore ‘dimissionato’- sono state di tipo funzionale e adesso ho affidato ai miei legali lo studio delle azioni da prendere. Io ho il diritto di tornare in quel posto perché Lombardo non aveva i poteri per destituirmi”.

“Quando mi ha nominato Lombardo mi aveva assicurato la massima libertà, poi mi ha fatto censurare un comunicato stampa, impedendo la diffusione del mio pensiero”. In conclusione il comportamento di Lombardo sarebbe, secondo Vecchio, “illegale e illegittimo, tanto che numerosi giuristi di valenza europea hanno assicurato che il provvedimento di revoca è immotivato e deve essere revocato perché basato soltanto su contestazioni di carattere politico. Io ho sollevato motivi di carattere gestionale e sostanziale, in Italia credo che ci sia ancora la possibilità di esprimere liberamente le proprie idee. Ho chiesto trasparenza e mi hanno fatto fuori”. Domanda d’obbligo: i lampadari che aveva portato in assessorato che fine faranno? “Li ho lasciati lì, insieme al calendario aggiornato rispetto a quello preesistente al mio arrivo datato 2008”. E Crocetta? “È l’unico che mi fa simpatia”.

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