Non ha dubbi il figlio Nando. Il generale ha pagato il netto rifiuto per ogni condizionamento, le sue idee nuovissime, ed anche le sue intuizioni rivoluzionarie”

Carlo Alberto Dalla Chiesa

“Ricordo mio padre come un leone in gabbia su e giu’ per casa quando cercava di avere interlocutori nella lotta alla mafia. Mi rimprovero ancora adesso di aver pensato ‘non possono ucciderlo, altrimenti sarebbe un delitto firmato’. Nella mia inesperienza di giovane non immaginavo che in Italia si potessero fare delitti firmati”.

Lo ha detto Nando Dalla Chiesa, intervenendo al dibattito che ha preceduto a Palermo la proiezione del documentario ‘Generale’, dedicato al padre, il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso 30 anni f0 da Cosa Nostra con la presumibile complicità di alcuni “pezzi deviati” dello Stato, che erano conniventi con Cosa Nostra.

Durante la prolusione si sono alternati gli interventi dei relatori, come quello del giudice Alfonso Giordano, che ha presieduto il primo maxiprocesso alla mafia e che ha ricordato la ”grandissima levatura morale del prefetto Dalla Chiesa, il suo netto rifiuto per ogni condizionamento, le sue idee nuovissime, le sue intuizioni rivoluzionarie”.

”La testimonianza dell’impegno e del percorso professionale e istituzionale di un uomo come Dalla Chiesa, tenuto conto del suo epilogo tragico e’ ancora attuale, soprattutto per i tanti giovani presenti in sala – ha detto il Pm Piergiorgio Morosini – Anche se l’Italia e’ molto cambiata da allora, il suo lavoro e la sua figura restano un punto di riferimento per la vita della nostra democrazia”. Per il sindaco Leoluca Orlando ”Carlo Alberto Dalla Chiesa era lo Stato”.

”Con la sua uccisione – ha aggiunto – si rompe quella considerazione secondo la quale lo Stato e’ anche mafia. Vorrei dare un contributo per fare memoria e non ricordo, per questo ritengo che occorra chiedersi oggi quali sono le famiglie politiche inquinate, troppo comodo limitarsi a cio’ che avvenne 30 anni fa”.

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