L’infedeltà al Fisco resta lo “sport” nazionale preferito. Ma c’è da chiedersi se il contrasto ossessivo impresso da questo governo funziona e se ci sia realmente equità

controlli fiscali in un bar

L’aumento delle tariffe sui servizi pubblici, l’incremento delle addizionali territoriali, l’introduzione dell’Imu e, ora, l’ipotesi di una imposta patrimoniale. Se gli ultimi due anni sono stati indubbiamente tra i più duri in assoluto per le famiglie italiane (già alle prese con il cattivo andamento dell’occupazione), è pur vero che non tutti hanno messo mano al portafoglio per raddrizzare la situazione.

La sensazione diffusa, supportata anche da autorevoli studi, è che l’evasione continui a imperare nonostante il forte contrasto impresso dal Governo in carica. Che ora punta a rispondere introducendo nuovi strumenti.

Lo Stato, socio esoso che chiede tanto, ma offre poco in cambio. Circa il 45%. A tanto ammonta l’imposizione fiscale per gli italiani. In sostanza, lo Stato ci porta via quasi la metà dei guadagni: un socio occulto che chiede (e ottiene) dando poco in cambio. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, gli italiani hanno lavorato fino al 5 giugno scorso solo per onorare tasse e imposte statali o territoriale, mentre solo da quella data in avanti hanno cominciato a guadagnare “in proprio”.

Una situazione di questo tipo scoraggia la propensione al rischio tanto dei cittadini, quanto degli investitori stranieri, con la conseguenza di allontanare gli investimenti dal nostro Paese, creando così un circolo vizioso difficile da interrompere.

Evasione, un cancro difficile da estirpare. Oltre all’enorme debito accumulato dallo Stato (circa 2mila miliardi di euro), che impongono enormi costi per finanziare il debito, il problema dell’elevata tassazione è dovuto alla mole di evasione fiscale, che ogni anno sottrae 120-150 miliardi di euro alle casse pubbliche. Se si riuscissero a recuperare almeno metà di queste risorse, si potrebbero tagliare in maniera sensibile le tasse per coloro che le pagano.

Il Governo Monti ha dichiarato guerra all’evasione sin dal suo insediamento e i numeri sembrano dar ragione a questa nuova impronta: lo scorso anno sono stati recuperati 13 miliardi di euro e l’obiettivo per quest’anno è salire a 15 miliardi.

Il progresso anno su anno è a due cifre, anche se le somme scoperte costituiscono comunque una piccola parte rispetto alla montagna dell’evasione. Senza poi considerare l’elusione, con cui vengono sottratte risorse allo Stato grazie ad abili giochi finanziari. Le cose vanno meglio anche sul fronte degli scontrini – cresciuti del 9,2% nei primi sei mesi del 2012 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso -, ma vale lo stesso discorso: la montagna da scalare resta enorme e l’Italia ha bisogno di recuperare risorse in tempi brevi per recuperare la fiducia dei mercati e abbassare il costo per finanziare il proprio debito.

Nuove misure in arrivo. L’Esecutivo punta ad accelerare in questa direzione attraverso una serie di misure di contrasto nuove o potenziate rispetto al passato. In autunno è atteso il debutto del nuovo Redditometro, che calcolerà il reddito presunto dei cittadini e lo confronterà con quanto dichiarato: in caso di scostamento superiore al 20%, scatteranno i controlli.
All’inizio dell’estate i tecnici del Fisco hanno ricevuto i dati relativi allo Spesometro e in queste settimane stanno passando al setaccio le spese di una certa rilevanza, confrontandole anche in questo caso con i redditi dichiarati per capire se è il caso di approfondire. A breve è atteso anche un rafforzamento delle indagini finanziarie sui conti correnti dei contribuenti alla ricerca di incassi non dichiarati.

Il contribuente “nudo” di fronte al Fisco? Scendendo sul piano pratico vale quanto emerso in seguito all’introduzione di una super-tassa sugli yacht. Gli incassi dello Stato sono stati appena il 15% di quanto stimato perché i furbetti del fisco nel frattempo hanno spostato le imbarcazioni all’estero. Così a pagare alla fine sono stati solo gli addetti al controllo e alla manutenzione degli yacht, che hanno perso il lavoro

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