Non ci sono dati macroeconomici che possano fare presupporre una svolta. Sortite recenti (come quella di Moody’s) rientrano in un disegno sovranazionale, volto ad impedire il “turnover” politico alle prossime elezioni

l’incubo della crisi

Moody’s, una delle tre maggiori agenzie di rating, che sinora hanno stangato i governi con i loro severi giudizi economici, adesso sostiene che il momento di criticità finanziariache stiamo vivendo sembra essere stato superato almeno per la metà.

Queste affermazioni arrivano dopo un clima di turbolenza finanziaria che ha caratterizzato le ultime settimane in misura abbastanza sorprendente, nello specifico non dobbiamo dimenticare che cosa stavamo vivendo fino a un mese fa, con un possibile ennesimo crash dell’area Euro e pesanti incognite sulla sopravvivenza della sua moneta. Per quanto mi riguarda, però, queste affermazioni risultano abbastanza prosaiche, in un momento in cui, in ragione della pausa estiva, le contrattazioni di borsa sono caratterizzate da volumi molto modesti, e abbiamo assistito a una ripresa delle quotazioni dei principali indici azionari europei esattamente nelle ultime 4-5 settimane.

Quindi, non si riesce a capire – come riporta il blog specializzato “Cado in piedi” – come si possa trasmettere questo sentiment, questo cambio di mood così sostanziale, sapendo peraltro che tra tre settimane tutta l’Europa sarà chiamata a un ulteriore momento di conferma e di possibile criticità dovuto al giudizio che dovrà emettere la Corte costituzionale tedesca sulla funzionalità e operatività dello European Stability Mechanism, il cosiddetto fondo permanente anticrisi. Ripeto, non ci sono al momento dei dati macro economici oggettivamente rilevanti che possano fare presupporre che siamo alla fine della crisi, quindi affermazioni di questa portata in pieno periodo estivo probabilmente servono per giustificare operazioni di portata istituzionale che verranno implementate nelle prossime settimane.

Resta invece interessante osservare come sempre la stessa agenzia di rating affermi per il 2013 la possibilità di un break-up per tre paesi, Spagna, Italia e Grecia, con l’affiancamento recente anche di una seconda agenzia di rating, Fitch, che per il nostro paese vede un futuro economico con uno scenario sociale tutt’altro che rincuorante, qualora il paese non fosse guidato con un continuum ancora dall’attuale esecutivo.

Affermazioni del genere non possono indurre ad allentare la tensione, limitando la realizzazione delle riforme essenziali per uscire dalla crisi? Di fatto, non ci sono segnali a sostegno dello sviluppo…

Per lo sviluppo non si è fatto nulla sostanziale che possa creare benefici sia sul piano occupazionale sia nell’incentivazione alla apertura di nuovi insediamenti produttivi in Italia e anche nei paesi europei in questo momento sotto osservazione.

Dunque, queste affermazioni possono rientrare in un disegno sovranazionale che vuole evitare di fare scalzare l’attuale governance che guida anche l’Italia, mettendo in crisi l’attuale equilibrio e favorendo l’emergere di forze politiche non convenzionali all’establishment finanziario internazionale. Possiamo ipotizzare il pericolo che può essere visto da chi governa il nostro paese e da chi, dall’ esterno, ha chiesto che venisse governato, individuabile nei movimenti che stanno prendendo sempre più piede, a cominciare dal MoVimento Cinque Stelle.

Quindi questo tipo di esternazioni possono essere configurate all’interno di un quadro molto più ampio, e sono funzionali a trasmettere fiducia e consenso sull’operato dell’attuale esecutivo, con l’intenzione di impedire un eventuale turn over alla prossima tornata elettorale. Mi sento di dire che questa è un’ipotesi molto plausibile.

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