Aumentano le persone che vanno nei negozi di “Compro oro”. Pochi ammettono che i soldi servono per pagare le bollette arretrate. Altra faccia di una crisi implacabile

anche le fedi si vendono per crisi

Un settore che non conosce crisi, quello dei numerosi negozi che acquistano dai privati oro e in diversi casi anche argento. Negozi che sono aumentati in maniera esponenziale in tutta Padova e anche nei comuni della cintura urbana. Nell’ultimo paio d’anni in molte vie cittadine i “compro oro”, come vengono chiamati tutti i negozi di questo tipo, anche se il marchio “Compro oro” identifica una catena di negozi ben precisa, alcuni di proprietà altri in franchising, aprono i battenti anche a poche decine di metri uno dall’altro, ma questo non disturba il commercio. La concorrenza, come affermano diversi titolari dei negozi, non esiste, non è un problema essere presenti in più esercizi anche a poca distanza perché il prezzo che viene pagato ai clienti è uguale in tutti i negozi e si basa sulle quotazioni quotidiane di oro e argento.

Tutti affermano che non passa una giornata senza che qualcuno entri per vendere o perlomeno per chiedere una valutazione dei propri averi. Anche la tipologia dei clienti è pressoché la stessa in ogni esercizio, la crisi si fa sentire e i clienti aumentano ma in tanti, forse per pudore, danno motivazioni diverse alla vendita dei gioielli di famiglia o dell’argenteria di casa.

«Da me arrivano persone che dicono di voler vendere collane, anelli e quant’altro affermando di non sentirsi tranquilli a tenerli in casa per paura dei ladri – afferma la titolare di un negozio di via Facciolati – preferiscono ricavare del contante con il quale fare altri acquisti o da investire in altri settori. Come seconda motivazione dicono di essere stanchi di quei gioielli e di volerli vendere per comperarne di nuovi. Pochi i casi di chi si confida dicendo che ha una bolletta da pagare o bisogni primari per i quali manca il denaro». Chi varca la soglia dei “compro oro” è in prevalenza italiano, in ogni negozio la percentuale dei clienti stranieri è esigua, qualcuno azzarda «entra uno straniero sui 10, il resto sono italiani».

Non mancano i casi di persone anziane che con la pensione non possono accedere ad alcune spese. «Non sono la maggioranza dei clienti – racconta il titolare di un altro negozio – però arrivano anche loro. La maggioranza sono giovani nella fascia tra i 25 e i 45 ma mi è accaduto anche che delle persone siano arrivate, si siano sfilate la fede matrimoniale e mi abbiano detto che il denaro serviva per acquistare alimentari. Si tratta però di casi sporadici. Noi acquistiamo a differenza di altri anche argento, molti si disfano della posateria o di soprammobili d’argento dicendo che non servono a nulla e preferiscono il contante al fatto di lasciarli abbandonati in qualche cassetto di casa».

Giustificazioni che si ripetono quasi uguali di negozio in negozio anche se più di un titolare afferma che diversi clienti mostrano la merce, chiedono il prezzo ed escono con il contante senza troppe chiacchiere. «Noi non siamo confessori, non chiediamo se il cliente vuole dare una motivazione l’ascoltiamo – considera la titolare di un altro compro oro- ma certo non spetta a noi chiedere perché una persona vuole vendere i suoi gioielli».

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