Bruxelles contro l’Italia. Sulla pista di Comiso tutto si è fermato al 2007: volo inaugurale con D’Alema premier

aeroporto di Comiso

Un solo volo, quello inaugurale del 2007 con Massimo D’Alema, presidente del Consiglio dell’epoca. Da quel giorno, l’asfalto della pista dell’aeroporto di Comiso ha ospitato solo le corse clandestine delle Ferrari. Nessun aereo, ma tante promesse e speranze, puntualmente disilluse. E così, lo scalo ragusano che potrebbe essere il volano per l’economia del comprensorio, non decolla. Rimane desolatamente e colpevolmente chiuso. Adesso, dopo il danno sta anche per arrivare la beffa.

L’Ue europea – come spiega Blogsicilia – si prepara a chiedere la restituzione di 20 milioni di euro di fondi strutturali erogati per la costruzione dello scalo ragusano. Bruxelles è stata chiara: se l’aeroporto non apre entro quest’anno dovete restituire i soldi. L’Ue eroga i fondi (circa il 50%) per opere di interesse pubblico sulla base di piani precisi. Il progetto viene poi monitorato da Bruxelles. E’ ovvio che se non viene realizzato o il denaro sono utilizzati in modo non regolare, cioè diversamente da quanto pattuito, Bruxelles ha diritto a chiedere allo Stato membro di restituire i quattrini.

Come è noto, a Comiso non si vola perché manca l’accordo tra l’Enac, l’ente di vigilanza per l’aviazione civile, e l’Enav la società che fornisce il servizio di controllo del traffico aereo. E così la pista non è ancora certificata. Oltretutto, il nuovo piano del ministro Passera, che stabilisce quali sono gli aeroporti strategici non comprende lo scalo ibleo, che per sopravvivere dovrà fare affidamento sui propri ricavi oppure rivolgersi agli enti locali.

Per l’Ue ci sono dunque tutti i requisire per chiedere indietro i quattrini. Per l’Italia e, in particolare la Sicilia, sarebbe l’ennesimo schiaffo dovuto alla cattiva gestione dei fondi regionali.

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