L’ex premier: “Panorama fa solo il suo mestiere, Io non c’entro. Vero problema è l’uso politico di certi giornali”

Silvio Berlusconi

Sarà per l’ira del Colle. Sarà forse anche per lo sconcerto di una fetta consistente delle colombe del Pdl e per il pressing di ‘ambasciatori’ già dai giovedì all’opera come Gianni Letta.

Fatto sta che sabato pomeriggio, dopo 71 giorni di silenzio, Silvio Berlusconi si è affidato ad un’intervista al Foglio. Nessuna uscita pubblica, per quella ancora manca una data certa, ma stralci di un colloquio con il quotidiano di Giuliano Ferrara per veicolare essenzialmente un messaggio: non c’è la mano del Cavaliere dietro l’articolo di Panorama sulle intercettazioni tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino. E comunque, a scanso di equivoci, secondo l’ex premier il settimanale fa il suo mestiere e il problema è l’uso politico della giustizia di alcune Procure e certi giornali.

Eppure, oltre 24 ore sono trascorse tra la copertina del settimanale Mondadori e la presa di posizione dell’ex premier. Un’eternità, se si considera l’esplicito richiamo del Colle alla necessità di respingere l’operazione volta a “destabilizzare” la vita democratica. Un silenzio, un’assenza che secondo colombe pidielline ha letteralmente fatto infuriare il Quirinale. E che ha convinto gli ambasciatori berlusconiani, – Letta in primis – a lavorare per favorire l’intervista e far uscire dal silenzio l’unico leader politico ancora non schierato in difesa del Capo dello Stato. Come altre volte in passato, per trattare un dossier ‘sensibili’ come quello delle intercettazioni che coinvolgono Napolitano, il Cavaliere sceglie il Foglio di Ferrara.

In ogni caso, le parole di Berlusconi non potevano oggi essere più chiare: “In questi mesi tormentati il Quirinale è stato oggetto di attenzioni speciali e tentativi di condizionamento impropri, e brutali, ai quali sono completamente estraneo, dei quali sono un avversario deciso. La frittata non è rovesciabile”, chiarisce l’ex premier, giurando di poter contare su un “rapporto consolidato e leale con Napolitano”. E ancora, in un crescendo: “Considero il capo dello Stato un impeccabile servitore della Repubblica”. Infine, per tentare di dissipare ogni dubbio: “Non gioisco per il fatto che questo metodo è arrivato, per calcoli politici precisi e direi di bassa lega, a lambire” il Colle e “la giusta decisione di sollevare conflitto di attribuzione presso la Corte costituzionale non riguarda il settimanale mondadoriano – che secondo Berlusconi fa “il suo mestiere” – ma i comportamenti di una procura della Repubblica e i suoi portavoce a mezzo stampa. La conclusione è quella di sempre: per contrastare i “processi politicamente e faziosamente orientati” occore “una radicale riforma della giustizia”.

Fra i punti in agenda, per riformare il sistema della giustizia, il Cavaliere considera da sempre irrinunciabile un intervento sulle intercettazioni. Non è un mistero che l’ala dura dei berlusconiani abbia scelto proprio la vicenda Panorama-Colle per rilanciare la richiesta di un intervento radicale sugli ascolti e di una rapida calendarizzazione del provvedimento. Ma dal ministero della Giustizia Paola Severino continua a tenere distinto il ddl anticorruzione che “è una priorità, perché serve anche alla crescita economica” e gli altri temi cari al Pdl, intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati, temi che pure, concede, sono “importanti”. Non è un caso però, fanno notare fonti di via Arenula, che il ddl sia l’unico tema inserito nell’agenda Monti.

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