Indignazione in Turchia. Gli accusati rimessi in libertà perché in gran parte minorenni e scontato un lungo periodo (6 mesi) di carcere preventivo

la protesta in Turchia

Forte indignazione in Turchia, dove il tribunale di Sakarya, alle porte di Istanbul, ha ordinato la scarcerazione di 19 ragazzi, in carcere per aver violentato una ragazzina di 14 anni, insieme ad altri 16 uomini, già rimessi in libertà. O.C., queste le iniziali della vittima, è stata violentata a febbraio, secondo le accuse, da 35 uomini, di età compresa fra i 14 a i 20 anni.

Del gruppo fanno parte anche due poliziotti, uno dei quali ha lasciato la Turchia prima dell’inizio del processo. Il quotidiano Habeturk riferisce che la denuncia dello stupro risale al 21 febbraio e gli arresti sono scattati fra febbraio e maggio.

All’udienza che ha deciso la remissione in libertà degli indagati, iniziata mercoledì e terminata dopo oltre 15 ore, erano presenti molte associazioni di difesa dei diritti delle donne e dei bambini. Già alle due di notte il trending topic più popolare su twitter in lingua turca era l’hashtag “lo stupro non è un reato in questo paese”. Il processo riprenderà il 22 novembre.

La corte ha motivato la sua decisione con il fatto che gli imputati sono in gran parte minorenni e sono rimasti in carcere a lungo, mentre gli inquirenti hanno già terminato la raccolta delle prove. Secondo i gruppi della società civile, il presidente dell’associazione degli avvocati di Sakarya è fra i difensori dei presunti stupratori e in un caso simile, a Mugla, nell’ovest del Paese, il capo dell’associazione avvocati che aveva difeso gli imputati, tra cui otto pubblici ufficiali, li aveva fatti assolvere tutti.

Musir Deliduman, membro dell’Associazione avvocati contemporanei (Chd) ha detto al quotidiano Bianet: “Non ci spiace veramente che i ragazzi siano stati rilasciati, perché sono bambini che sono stati spinti a commettere un crimine. Ma ci rammarichiamo veramente che non sia stato preso alcun provvedimento per l’ufficiale di polizia”.

Intanto, durante l’udienza, ci sono stati scambi di accuse molto pesanti fra i gruppi della società civile e le famiglie degli accusati, che sostengono che la ragazza era consenziente. L’atteggiamento di queste confronti della vittima, secondo Deliduman, era simile a “un tentativo di linciaggio”. �-mer Kavili, avvocato della vittima, ha detto che lui e i suoi colleghi sono stati minacciati di non difendere “quella ragazza” e che molte famiglie gli hanno detto di non ripresentarsi in aula.

I giudici hanno chiesto che venga aperta un’indagine su come abbia fatto il poliziotto a lasciare la Turchia nonostante il mandato di arresto e il divieto di espatrio. La Chd, che sta seguendo il caso con particolare attenzione, ha detto di aver sporto denuncia contro il giudice che ha interrogato gli indagati e contro il governatore di Sakarya, accusato di non aver condotto un’inchiesta esauriente sul poliziotto che ha violentato la vittima e di avergli dato invece l’opportunità di lasciare il paese.

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