Sfogo di Silvio Berlusconi sulle intercettazioni a Napolitano. Poi le scuse di Gianni Letta al Colle

Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi

Il Cavaliere torna ad indossare i panni del “cattivo” e lo fa con abilità pure quando le circostanze gli permetterebbero di recitare la parte del “buono”

Berlusconi s’è fatto additare come il mandante dell’attacco al Presidente della Repubblica nonostante avesse, cinicamente, la chance di godersi in prima fila lo spettacolo, per lui impagabile, dello scontro tra il Garante massimo delle istituzioni e la Procura palermitana. E’ riuscito in questa impresa (quasi sicuramente senza volere, anzi in modo del tutto inconsapevole) per effetto di un cortocircuito mediatico-politico che rimanda al peccato originale del berlusconismo, il conflitto d’interessi.

Lui è il padrone della Mondadori, dunque del settimanale «Panorama» che spara in copertina l’inchiesta-choc sulle intercettazioni a Napolitano. Come poteva non sapere? Berlusconi è anche colui che si è appena convertito per le elezioni in novembre, a tal fine va premendo sul Capo dello Stato perché sciolga rapidamente le Camere. Non è necessario essere incalliti dietrologi per pensare male: basta fare due più due, ed ecco spuntare il Ricatto berlusconiano, la «torbida manovra destabilizzante» per usare il duro linguaggio quirinalizio, di chi con una mano chiede aiuto a Napolitano e con l’altra sparge veleni col chiaro intento di condizionare la decisione sul voto…

Scavando appena, in realtà – come riportato da La Stampa -, si scopre che Silvio non ha nemmeno sfiorato un tale record di spregiudicatezza. La teoria del ricatto viene smontata da tre indizi. Primo: l’autore dell’articolo «destabilizzante» (Giovanni Fasanella) può essere definito tutto tranne che un agente del berlusconismo, fa fede la sua storia professionale. Si è fidato delle fonti, e stop. Secondo: il Cavaliere è stato avvertito dal direttore di «Panorama» Mulè alle ore 22 di mercoledì, quando ormai il periodico viaggiava verso le edicole. Niente combine. Terzo: Gianni Letta lo raccontano letteralmente «inferocito». Quando un gerarca di partito l’ha informato dello scoop, pare se lo sia fatto ripetere due volte perché la prima non ci voleva credere. A nome di Silvio doveva perorare riservatamente con Napolitano la causa delle elezioni in novembre, sennonché la sua missione sul Colle ieri pomeriggio si è trasformata in una penosa visita di solidarietà e di scuse, con tanto di comunicato ufficiale. Se l’uomo di Arcore avesse voluto davvero ricattare il Capo dello Stato, mai operazione sarebbe risultata più goffa e controproducente.

Il bello è che molti, tra i «berluscones», non l’hanno capito. Anzi, le prime reazioni dei pasdaran sono state tutte improntate al «ben gli sta». Sta ben fatta, a Napolitano, perché aveva sempre preso le parti della magistratura e adesso scopre la serpe che aveva in seno. Ben gli sta per essersi messo di traverso quando il Pdl voleva bandire per legge tutte le intercettazioni. E ben gli sta soprattutto per avere accompagnato Berlusconi alla porta, organizzando il «ribaltone» a Palazzo Chigi con una determinazione che nemmeno il vecchio Scalfaro… Daniela Santanchè lo grida forte, «dalle intercettazioni di Panorama risulta chiaro che maglia indossava Napolitano». E per Bondi, nemmeno Re Giorgio «può essere esente da critiche». Fatte salve alcune eccezioni, il pianeta berlusconiano vive l’incidente di «Panorama» con irrefrenabile voluttà. E il primo a godere risulta proprio lui, le Chevalier.

Con Mulè pare sia stato comprensivo, mica gli ha fatto un «liscia e bussa». Davanti ai fedelissimi l’uomo più «ascoltato» d’Italia, forse addirittura del mondo, si è appalesato triste e nello stesso tempo allegro, offeso dalle intercettazioni «che restano un metodo barbaro, incivile»; epperò soddisfatto per come «adesso tutti si rendono conto di quanto ho passato io, ai tempi in cui nessuno mi dava retta, nemmeno al Quirinale… Basta con i due pesi e le due misure».

L’ex premier con la mente sa valutare fino in fondo il danno politico della vicenda, ma nella gerarchia degli istinti la pancia conta di più, molto di più. Chi tra i suoi mette Napolitano nel mirino (iniziò il «Giornale» di famiglia) sa di poterselo permettere. Anzi, per quanto grossa possa combinarla, resta sicuro di guadagnare punti, perché rispetto ai dubbiosi del sinedrio romano Silvio preferisce di gran lunga gli «sfascisti» generosi. Che nelle dinamiche interne al Pdl non a caso stanno tornando a prendere il sopravvento: si avvicinano le elezioni, e per l’impossibile rimonta serve solo gente così, pronta a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

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