In Sardegna lavoratori disperati e ormai disposti a tutto: hanno occupato le gallerie di Nuraxi Fugus con 690 chili di esplosivo. Chiedono al governo che venga sbloccato subito il progetto per il rilancio della miniera

i minatori della Carbonsulcis

Lottare per il proprio diritto al lavoro e ad una vita dignitosa a 375 metri di profondità.

E’ quello che sta succedendo in Sardegna, dove da domenica nella miniera della Carbonsulcis un numero non ancora definito di operai sta occupando il sottosuolo per protestare contro la quasi indifferenza del Governo di fronte alle numerose richieste di aiuto più volte già esplicitate durante le recenti manifestazioni di Cagliari e Roma.

Nessuna risposta, solo un assordante silenzio da parte di una classe politica che sembra rilegare il caso del Sulcis-Iglesiente ad un problema di ordinaria amministrazione.

La tensione è altissima nel Sulcis, i minatori non danno tregua al loro grido di speranza e vicino a loro si espongono i segretari nazionali dei sindacati. Una rivolta pacifica, un’occupazione quasi obbligata per far sì che i riflettori del palinsesto politico vengano puntati verso di loro, verso una situazione che rischia di toccare i fondali più bui.

Gli stipendi verranno infatti garantiti solo sino a dicembre, per il dopo vi è solo la certezza di un futuro incerto. Una richiesta unanime e urlata a gran voce quella dei minatori della Carbonsulcis. Chiedono al Governo e alla Regione che il progetto di rilancio della miniera venga sbloccato per far sì che in tempi brevi avvenga la pubblicazione del bando internazionale per la privatizzazione.

Il progetto prevede, con la collaborazione dell’Enel (un tempo maggior acquirente di carbone della Carbonsulcis) , la produzione di metano dal carbone attraverso lo stoccaggio di anidride carbonica nel sottosuolo. Grandi vantaggi per il territorio e per la gente del Sulcis deriverebbero dall’applicazione pratica di questo progetto che garantirebbe numerosi nuovi posti di lavoro.

Ma dando un’occhiata al portafogli del Governo, questa mossa potrebbe costare allo Stato ben 200 milioni di euro l’anno per otto anni e questo frenerebbe gli entusiasmi di chi forse non si sente ancora pronto ad investire nel destino del Sulcis.

Intanto sotto terra i minatori hanno una sola parola d’ordine: continuare a lottare. Con loro anche il deputato del Pdl Mauro Pili che avverte: ”Starò con loro sin quanto non verrà convocata la Camera per affrontare l’argomento”.

Un caso non isolato quello della Carbonsulcis, ma che anzi va ad arricchire un panorama già da tempo segnato dalla crisi. Già tristemente nota è infatti la storia dello stabilimento Alcoa di Portovesme che a gennaio ha dichiarato di voler chiudere i battenti.

E’ del 33% il tasso di disoccupazione all’interno della provincia di Carbonia-Iglesias e la chiusura della Carbonsulcis incrementerebbe notevolmente il dato producendo la perdita di 1500 buste paga.

Una situazione critica quella sarda, dove solo nel primo semestre del 2012 ben 1770 imprese hanno chiesto lo stato di crisi e circa 20.000 lavoratori sono in cassa integrazione.

C’è grande attesa per la giornata di venerdì quando presso il Ministero dello Sviluppo Economico ci sarà l’incontro tra Regione Sardegna, Governo e Sindacati per discutere del caso Carbonsulcis.

Ansia e apprensione regnano a 375 metri sotto terra, ma una grande voglia di vincere e di ottenere i propri diritti spadroneggia negli occhi degli operai simbolo della lotta. Ed è una lotta che non avrà facilmente tregua.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=5Hfa6rmQ9C0[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti