Maroni “studia” la nuova Padania e cerca un’ intesa per il 2013 con Formigoni: “in questo Pdl ormai è a disagio”

Bobo Maroni

La Lega è pronta ad allearsi con un ipotetico Pdl del Nord, se qualcuno avrà il coraggio di crearlo.

Lo scambio di messaggi tra i due ex alleati infittitosi negli ultimi giorni, ruota tutto attorno a questa possibilità: una scissione dei pidiellini del settentrione, che prendendo le distanze dal partito romano e dal sostegno al governo Monti apra la strada a una nuova alleanza con il Carroccio.

A guidare l’operazione dovrebbe essere, ovviamente, il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, apprezzato dai leghisti e grande fautore di un riavvicinamento tra i due partiti.
Domenica 26 agosto il governatore ha ricevuto un messaggio molto chiaro da parte del suo vice, il leghista Andrea Gibelli: «Ci auguriamo che Formigoni», ha detto il numero due di Palazzo Lombardia, «convinca il Pdl del Nord a darsi una veste politica, e rigetti qualunque compromesso con il Pd sulla legge elettorale».

A spiegare il senso dell’invito ci pensa il capogruppo del Carroccio Stefano Galli: «Formigoni è chiaramente a disagio in questo Pdl che sostiene il governo Monti. Le scelte fatte a Roma mettono in difficoltà e umiliano gli amministratori locali, specialmente i governatori. Palazzo Chigi aumenta le tasse e non fa nulla per aiutare cittadini e imprese, ostacolando anzi l’intervento delle Regioni. Non è facile governare in queste condizioni, mentre il tuo partito vota la fiducia ai provvedimenti che ti mettono in ginocchio».

Il segretario federale della Lega Nord Roberto Maroni. Insomma, secondo Galli «c’è una componente del Pdl, incarnata dal presidente lombardo, che si sta allontanando sempre di più dal resto dello schieramento e crediamo che non manchi molto alla rottura». Il pungolo verso Formigoni rientra in una strategia specifica: la Lega ha capito che ormai è inutile insistere, come ha tentato di fare nei mesi scorsi, nel cercare di convincere il Pdl a togliere l’appoggio a Monti.

Le trattative tra Pdl e Pd, specialmente sulla legge elettorale, sono in fase troppo avanzata per sperare che Angelino Alfano faccia saltare il banco. Meglio cercare di premere sugli scontenti e su chi, come il presidente lombardo, potrebbe avere nel prossimo futuro aspirazioni più alte di un semplice seggio nella prossima legislatura, puntando invece a guidare una propria forza politica.

Il banco di prova potrebbero essere eventuali elezioni regionali già l’anno prossimo, se Formigoni dovesse dimettersi per candidarsi a Roma dando il via libera alla tanto agognata candidatura leghista per la presidenza della Lombardia.

«La Lega negli ultimi mesi è passata da 3,2 al 5,5%», precisa Galli. «Non male considerando la bufera che abbiamo subìto. Un’alleanza con un Pdl del Nord aumenterebbe ancora i consensi: noi abbiamo le idee per il nostro territorio, loro porterebbero i voti».

Tutto però è collegato all’eterno problema della legge elettorale: è lì che vengono stabilite le “regole” per le elezioni politiche, e senza regole è impensabile preparare le squadre alla cieca. «Io credo che la legge elettorale sia ancora in alto mare, che non ci sia alcun accordo», insiste Galli. Senza una nuova legge elettorale è più difficile che si vada al voto anticipato, e non credo che le Regioni possano continuare a sopportare l’operato di questo esecutivo fino al 2013».

Dal canto suo, Roberto Formigoni ha incassato gli sproni degli alleati leghisti senza scomporsi. Presentando a Trieste l’accordo per la macroregione del Nord con Renzo Tondo (un progetto di estrazione fortemente leghista, su cui il governatore lombardo ha messo il cappello), il Celeste è tornato a invocare l’alleanza con il Carroccio senza però tralasciare qualche frecciatina al nuovo segretario federale: «Con la Lega, dove governiamo assieme, c’è perfetto accordo nelle politiche a favore del territorio», ha detto Formigoni.

Lo stesso Maroni ha portato degli accenti di novità nella Lega: «Non parla più di secessione e di Padania, parla di un Nord con accenti che sono convergenti tra noi e loro», ha precisato Formigoni. Insomma sulla carta il ritorno alla vecchia alleanza piace a entrambi gli interessati. Se ci saranno le condizioni per arrivarci davvero, però, dipenderà dalle scelte delle prossime settimane.

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