Monti ostenta la sua spending review ma dal Siulp arrivano numeri imbarazzanti sulle somme che lo Stato impiega scortando i tifosi alle partite di calcio

ultras verso lo stadio

Un nuovo spreco certificato del BelPaese. Scortare gli ultras delle squadre in trasferta, garantendo la loro incolumità, costa al contribuente medio italiano una cifra superiore ai 40 milioni di euro.

Proprio mentre il premier Mario Monti sbandiera il tema dell’austerity, al centro della sua Spending review, arrivano dal SIULP (sindacato di Polizia, che, da tempo, parla di tagli nei costi e nel personale), una serie di dati allarmanti.

Sono 6 mila gli agenti di polizia (40%), GDF (20%) e carabinieri (40%), impiegati nei campionati professionistici, ma è, soprattutto, la spesa extra di 40 milioni di euro sostenuta dallo Stato, quindi dai contribuenti, la voce che dovrebbe far riflettere governo e classe politica su come questo modo di vivere il calcio (tra eterne rivalità e faide nell’universo delle tifoserie) non può continuare, proprio in un momento di crisi economica dei mercati (nella foto un momento di una partita interna del Napoli calcio, club di serie A).

Non ci sono, prima di tutto, questi soldi da spendere anno dopo anno, ma, soprattutto, i club dovrebbero iniziare a contribuire in quota percentuale per ridurre una cifra di spesa così elevata. In occasione di una partita di calcio, ogni unità delle forze dell’ordine impiegata allo stadio viene pagata con 160 euro extra. Questo è il costo medio per garantire la sicurezza negli stadi.

E’ chiaro – spiega Sporteconomy – che tessera del tifoso o meno, se non ci fossero le forze dell’ordine dislocate a tutela dell’incolumità di chi serenamente vuole andare ad assistere a uno spettacolo sportivo ci si troverebbe di fronte, giornata dopo giornata, a casi di disordini, soprattutto nelle partite cosiddette a rischio. il calcio quindi non genera troppi disordini, perchè c’è un apparato “militare”, è bene sottolinearlo, dislocato in modo capillare, che lo impedisce.

Il calcio, o meglio il tifo quello più deprecabile, ha un costo per la collettività superiore ai 40 milioni di euro. Pagato indistintamente sia da chi tifa per passione, sia da chi, invece, non ha alcun interesse per questo sport, ma è comunque contribuente dello Stato.

Soldi, questi 40 milioni di euro, che potrebbero essere investiti in altri settori, come, per esempio, la “disastrata” sanità e, invece, vengono impiegati per “separare” dalle mani (perchè bisogna anche dire le cose come stanno) tifosi incapaci di vivere serenamente la loro passione, purtroppo trasformata in idolatria o peggio ancora in pazzia (se si trasforma in violenza fisica e genera feriti o peggio ancora, come è già successo, in morti). Nel report del SIULP si legge anche che, ogni domenica, sugli stadi italiani volano fissi due elicotteri per esaminare dall’alto la situazione nel caso soprattutto di scontri. Questo “lusso” aereo costa al contribuente ben 960 mila euro a stagione, perchè chiaramente l’elicottero per volare ha bisogno della benzina e mediamente sono in volo per 3 ore a gara. Insomma il calcio in tenuta da guerra non si fa mancare nulla, anzi dà l’idea, in occasione dei derby cittadini, di essere l’evoluzione cine-pallonara del film “Apocalypse Now”.

Ma la cosa più incredbile di questa cifra ( i famosi 40 milioni di euro) è che non esce un euro dalle casse dagli oltre 110 club di calcio professionistici (tra serie A, B e Lega Pro) e non abbiamo voluto considerare anche le forze territoriali (quelle locali per intenderci), dai vigili alla polizia municipale, passando per i vigili del fuoco, altrimenti questo dato “scandaloso” che emerge dalla ricerca del SIULP sarebbe ancora più elevato. In sintesi, i presidenti dei club di calcio hanno a disposizione per il loro business (la gestione della partita) 6-7 mila forze dell’ordine e non pagano neppure un euro, scaricando sui contribuenti il loro piacere calcistico. Anche questa, purtroppo, è l’Italia, nonostante la crisi, perchè il calcio tutti lo attaccano a parole, ma nessuno poi pone l’indice per rimarcare determinate situazioni e trovare soprattutto dei rimedi.

L’unico che ci provò, alcuni anni fa a Roma, quando era ancora consigliere comunale è stato Claudio Barbaro, allora AN, oggi FLI, diventato poi relatore alla Camera della cosiddetta legge sugli stadi Lolli-Butti (un segno probabilmente del destino). Ebbene Barbaro, come il SIULP, portò all’attenzione della classe politica locale e dei media i costi della sicurezza all’Olimpico (in occasione delle partite della Roma e della Lazio). Ma anche in quel caso, non c’è stato alcun miglioramente della situazione, visti i dati attuali del sindacato di Polizia.

In tempi di crisi sapere che ogni anno vengono gettati dalla finestra 40 milioni di euro fa male, ancor più quando non c’è un parlamentare dell’opposizione capace di intervenire su questo (o anche altri temi altrettanto importanti) e trovare una soluzione alternativa.

Sporteconomy invierà questo editoriale a una decina di deputati e senatori, di diversi schieramenti, e vedremo cosa succederà nel concreto, dandovi un feedback del risultato. Già trovare una “voce amica” capace di iniziare un percorso alternativo a quello della spesa “folle” dei 40 milioni di euro (esaminata in questo editoriale) sarebbe un grandissimo risultato per un Paese “immobile” come l’Italia.

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