Il 20 luglio 1969 insieme a Aldrin e Collins realizzò una missione storica. Disse la storica frase: “Un piccolo passo per l’uomo, un balzo gigantesco per l’umanità”

Neil Armstrong

E’ morto a 82 anni Neil Armstrong. Il suo nome è legato indissolubilmente al primo sbarco sulla Luna, il 20 luglio del 1969. Neil Armstrong era stato operato al cuore all’inizio del mese di agosto. Gli era stato impiantato un bypass a seguito di un’occlusione delle arterie.

L’intervento si era concluso bene, grazie alla forte tempra dell’ex astronauta, tanto che il numero uno della Nasa, Charles Bolden, aveva dichiarato: «Lo spirito pionieristico di Neil gli è stato utile in questo momento così difficile». «Sta bene», aveva assicurato anche la moglie di Armstrong, Carol. Neil Armstrong è morto per il sopravvenire di complicazioni cardiovascolari in seguito all’intervento al cuore subito a inizio mese. Lo afferma la famiglia dell’ex astronauta in un comunicato, spiegando che il primo uomo che ha messo piede sulla luna si è spento a Cincinnati, in Ohio.

Il cordoglio di Obama. “Armstrong si colloca tra i pù grandi eroi americani: così il presidente statunitense, Barack Obama, commenta la scomparsa del primo uomo che mise piede sulla luna”.

Armstrong, comandante della missione Apollo 11, ha aperto di fatto una nuova pagina della storia. Quel giorno, il 20 luglio del 1969, il mondo intero era col fiato sospeso. Il modulo lunare ‘Eagle’ con a bordo il comandante Neil Armstrong e il pilota Edwin Aldrin si separa dal ‘Columbia’ dove resta il pilota Michael Collins, per scendere sulla superficie del nostro satellite. Una missione fino a poco tempo prima da pura fantascienza.

Sono le 20,17,40 Utc, il comandante Armstrong prende il controllo manuale del modulo e lo adagia sulla superficie della Luna. L’approdo, mai sperato fino a quel momento, è nella parte meridionale del Mare della Tranquillità, circa 20 km a sud-ovest del cratere Sabine D. È un approdo scelto dalla Nasa perchè ritenuto abbastanza piano e liscio in base ai rilevamenti realizzati dai lander Ranger 8 e Surveyor 5, così come dalle mappe tracciate dal Lunar Orbiter. Alle 2,56 Utc, mentre in Italia gli orologi segnano le 4,56 minuti e 15 secondi del 21 luglio 1969, sei ore e mezza dopo aver toccato il suolo con la sonda, Neil Armstrong è sull’ultimo gradino della scaletta del Lem ‘Eaglè. Allunga la gamba. Esita un attimo.

«Ora scendo» assicura però l’astronauta al centro a terra di Houston. Poi dice la frase che segna la storia del XXesimo Secolo: «Sarà un piccolo passo per l’uomo ma un gigantesco passo per l’umanità». E finalmente poggia il suo piede sinistro sulla polverosa,superficie della Luna. È il primo uomo a sbarcare su un corpo celeste fuori dalla Terra. Poco dopo scende anche l’astronauta Aldrin.

La prima permanenza sulla Luna dura due ore, quindici minuti e dodici secondi.«Se la missione chiamata Apollo 11 avrà successo, l’uomo realizzerà il sogno, inseguito a lungo, di camminare su un altro corpo celeste»: 43 anni fa, era questa la promessa della prima missione spaziale che avrebbe portato l’uomo sulla Luna. Così la Nasa l’aveva presentata ai giornalisti arrivati a Cape Canaveral (Florida) per seguire il lancio del Saturno V che portava nello spazio il comandante della missione Apollo 11, Neil Armstrong, il pilota del modulo di comando Michael Collins e il pilota del modulo lunare, Edwin Aldrin, più noto come Buzz. Armstrong e Aldrin erano gli astronauti destinati a camminare sulla Luna. Con i suoi 110 metri di altezza, un diametro di dieci metri e pesante oltre 2.000 tonnellate, il Saturno V era un gigante silenzioso sulla rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center; la navetta Apollo con i tre uomini era rannicchiata sulla sommità.

Era il simbolo di un’America decisa ad accaparrarsi il primato più importante della sua più che decennale corsa allo spazio contro l’Unione Sovietica. Nel 1957 l’Urss aveva stupito il mondo con il «bip» del primo satellite artificiale, lo Sputnik, l’anno successivo aveva spedito il primo essere vivente nello spazio, con la cagnetta Laika a bordo dello Sputnik 2. Ed erano sovietiche anche le sonde Luna lanciate a partire dal 1959 per studiare la superficie della Luna e il suo lato nascosto. Il Saturno V, con la navetta Apollo e il suo equipaggio, vennero lanciati in perfetto orario mercoledì 16 luglio 1969 e arrivarono nell’orbita lunare sabato 19 luglio.

Domenica 20, mentre Collins restava sul modulo di comando, chiamato Columbia, Armstrong e Aldrin entravano nel modulo lunare, chiamato Aquila. Alla 13/ma orbita lunare i due moduli si separarono e Aquila accese i motori per cominciare la discesa. In tutto il mondo oltre 500 milioni di persone seguivano dalle tv ogni fase della missione col fiato sospeso. Mentre il modulo Aquila sorvolava la zona rocciosa del Mare della Tranquillità, Armstrong decise di passare ai comandi manuali e alle 22,17 (ora italiana) comunicò al centro di controllo: «Aquila è atterrata».

Poi il comandante rinunciò alle quattro ore di riposo previste, aprì il portello e scese dalla scaletta. Arrivato all’ultimo gradino disse: «È un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l’umanita». A distanza di 18 minuti scese Aldrin. «Quell’esperienza è stata così breve e abbiamo lavorato a un ritmo così serrato che quasi tutti i miei ricordi li devo alle foto e ai video», dirà Aldrin a distanza di molti anni da quell’esperienza unica. Nelle due ore e mezza trascorse sulla Luna i due astronauti lavorarono per raccogliere 22 chilogrammi di rocce lunari, ma sono indimenticabili le immagini delle prove che i due, protetti dalle immense tute bianche e dai caschi, facevano per scoprire l’andatura ideale per spostarsi sul suolo lunare: piccoli passi, brevi corse, saltelli. Poi alzarono la bandiera americana, tenuta dispiegata da un’asta orizzontale, e lasciarono sul suolo lunare la targa con le tre firme dell’equipaggio e quella dell’allora presidente Richard Nixon: «Qui nel luglio 1969 misero per la prima volta piede sulla Luna uomini venuti dal pianeta Terra, siamo venuti in pace per l’intera umanita».

Armstrong verrà però anche ricordato perchè sullo sbarco della Luna esiste una versione dei fatti, suffragata da moltissimi elementi, che fanno pensare in modo concreto ad una clamorosa messa in scena in quella missione. L’astronauta, anche adesso che la sua vita è finita, rimarrà insomma un eroe per molti ma anche il simbolo inquietante di quella che potrebbe essere stata la più grande truffa della storia.

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