Trivellazioni nel sottosuolo italiano anche dove c’è grave rischio per la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente. Così vogliono i ricchi, intenti soltanto a portare in superficie idrocarburi senza curarsi di quel che potrebbe accadere

le trivellazioni ai Campi Flegrei

La voce dei padroni: il petrolio deve uscire dal sottosuolo italiano, a tutti i costi! In Italia il petrolio deve uscire dal sottosuolo, a tutti i costi! Chi non è d’accordo è un eversivo, un infiltrato e se ne può pure andare.

In sintesi è quanto traspare da alcune note pubblicate su “La Repubblica” nei giorni scorsi in relazione alle linee di intervento circa i giacimenti di idrocarburi presenti nel sottosuolo italiano.

E’ la voce dei padroni? Pare proprio di si! Azioni del Governo attuale pienamente condivise e appoggiate da chi “ha molti soldi”, e quindi di fatto comanda in Italia, spingono ad estrarre dal sottosuolo quanti più idrocarburi possibile. In ogni luogo sulla terraferma e in mare! Se il nostro Bel Paese, già terra di poeti, di navigatori…e ora di trivellatori, fosse semidesertico, senza storia, senza cultura, senza archeologia, senza aree ambientalmente protette ecc. e assolutamente asismico, le intenzioni sarebbero perseguibili.

Come tutti noi sappiamo, invece, così non è! E allora? Facciamo finta di niente, come si evince dalla nota di Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, dicendo semplicemente “Se si mantengono gli standard di sicurezza, che in Europa sono migliori di quelli americani, un incidente come quello della BP nel golfo del Messico da noi non potrebbe capitare, non ci sono pericoli ecologici”.

Oppure, superando l’ ignoranza ambientale (nel senso che dimostra di ignorare le articolate caratteristiche, risorse e problematiche ambientali del Paese che lo ospita) che traspare dalle parole di Tabarelli, si deve accuratamente valutare, in maniera scientifica e trasparente e quindi non solo in base a dichiarazioni da parte di esperti mercenari ed aspiranti mercenari, dove si possa in sicurezza per l’ambiente e per i cittadini di oggi e di domani prelevare metano e petrolio?

Naturalmente la seconda soluzione è quella da approfondire: certamente non da parte di “chi ha molti soldi e comanda” che pensa solo a portare in superficie gli idrocarburi con i quali fa soldi a palate, ma dai cittadini che vivono nei territori interessati da giacimenti ma anche da faglie attive sismogenetiche, risorse idriche superficiali e sotterranee, produzioni agricolo-zootecniche di pregio etc. etc.

Tabarelli parla a nome dei suoi “signori”, fa il suo mestiere: non si pone il problema di una attenta valutazione degli impatti ambientali delle attività connesse all’estrazione, con le buone e con le cattive, degli idrocarburi.

La legge attualmente vigente al riguardo consente valutazioni non adeguate rispetto alla potenza odierna delle attività umane nel sottosuolo specialmente nelle zone interessate da faglie attive sismogenetiche che possono originare sismi di magnitudo variabile da circa 6 (come accaduto il 20 maggio 2012 in Emilia) a circa 7 (come avvenne nel 1857 in Basilicata).

Ad esempio, non conoscendo l’importanza idrogeologica del territorio compreso tra l’alta val d’Agri ed il Vallo di Diano dove vi sono sorgenti d’acqua potabile con portata complessiva media di circa 7000 litri/secondo che alimentano anche l’irrigazione di tutta la piana del Sele con circa 250 milioni di metri cubi/anno, gli viene facile sostenere (e magari ci crede pure) che l’estrazione di idrocarburi e le connesse attività di prima raffinazione in loco (vedi centro oli della val d’Agri) non creano impatti negativi sul territorio. Tanto nessuno gli può far niente.

Un importante quotidiano diffonde la sua verità virtuale e milioni di italiani possono credere che sia veramente così. Nessuna meraviglia: è il gioco delle parti! Chi fa affari con i beni comuni dice sempre che lo fa per il bene di tutti e in assoluta sicurezza!

Naturalmente lo fa dire a persone e strutture apparentemente al di sopra delle parti che “rivelano” una verità che mass media autorevoli diffondono senza ombra di dubbio! Diligentemente questi servizievoli mass media mettono in guardia i cittadini che la loro è la verità vera; coloro che dicono che l’estrazione degli idrocarburi e le connesse attività in loco possono entrare in conflitto con la sicurezza ambientale e quella dei cittadini, invece, sono dei mentecatti arroccati su posizioni irragionevoli in quanto si oppongono allo sviluppo delle fonti (gli idrocarburi presenti nel sottosuolo italiano) che sono le uniche (che non possono essere sostituite dalle rinnovabili) per continuità e potenza ad essere adeguate ad un Paese industriale.

Davide Tabarelli è stato il fondatore ed è presidente di Nomisma Energia, è professore a contratto presso l’Università di Bologna e il Politecnico di Milano ed editorialista de “Il Sole 24 Ore”. Nomisma Energia si vanta di essere una società indipendente di ricerca in campo energetico e ambientale. Nomisma è stata fondata a Bologna nel 1981 in forma di società per azioni, per iniziativa di Nerio Nesi e Francesco Bignardi, allora presidente e direttore generale di BNL, i quali ottennero il sostegno delle principali banche italiane e di alcune banche internazionali e affidarono a Romano Prodi il compito di organizzare scientificamente il lavoro di ricerca.

L’attività di Nomisma è concentrata sullo sviluppo di modelli, professionalità e strumenti per analizzare e studiare l’economia, di supporto decisionale alle scelte di politica economica di strategia industriale. Nomisma Energia, come si evince, è in effetti indipendente rispetto ai cittadini in quanto strettamente dipendente da banche, industrie, società varie ecc. La voce di Nomisma Energia, è evidente, è la voce dei “signori” e quindi anche di coloro che guadagnano lautamente con l’estrazione a tutti i costi degli idrocarburi dal sottosuolo italiano, ovunque essi si trovino.

Anche sulle faglie sismogenetiche. Se la voce dei “signori del petrolio” dice che si può incrementare l’estrazione senza problemi, ovunque, implicitamente fa capire che non è proprio così! Ma chi può fare capire ai cittadini i reali pericoli di attività, di fatto incontrollate, sulle faglie sismogenetiche? Certamente non i consulenti, e/o aspiranti consulenti, di Nomisma o dei petrolieri. I problemi seri e reali esistono; non si può giocare spietatamente con la sicurezza del territorio e dei cittadini.

L’attuale legge che regolamenta le attività nel sottosuolo è estremamente carente in quanto non fa alcuna differenza tra attività in aree asismiche e attività nel sottosuolo con faglie sismogenetiche. Deve essere modificata subito. Nel frattempo vanno fermate le attività nel sottosuolo interessato da faglie sismogenetiche che hanno originato sismi nel periodo storico così come evidenziato da INGV.

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