Fisco leggero, meno burocrazia: il governo lancia il piano sui giovani e per le imprese. Ma chi si fida…?

Elsa Fornero e Mario Monti

Quando si parla di Governo Monti c’è poco da fidarsi e l’unica certezza sono parole come stangata, tasse e fregatura per gli italiani. Ora tornano sul cosidetto “cuneo fiscale” e non mancano le novità che fanno più discutere che sperare.

Meno tasse e meno burocrazia per rilanciare gli investimenti in particolare sulle infrastrutture; ulteriori misure di semplificazione per cittadini e imprese; piano energetico nazionale, agenda digitale. E ancora misure per l’ambiente che puntino a penalizzare i comportamenti inquinanti.

Il menu del seminario sulla crescita in programma oggi a Palazzo Chigi è ricco. Il governo, dopo aver superato relativamente senza traumi il minaccioso mese di agosto, guarda all’autunno per massimizzare la spinta all’economia in una fase internazionale ancora delicatissima.

Toccherà naturalmente al ministro dell’Economia ricordare i vincoli di bilancio che condizionano le scelte dell’esecutivo. Non che i vari dicasteri non siano corrente della situazione di finanza pubblica: anzi, almeno sulla carta, l’obiettivo di buona parte delle proposte di cui si parla è proprio quello di far emergere risorse private al posto di quelle pubbliche difficili se non impossibili da mobilitare.

È chiaro però che quando dalle linee guida si passa alla definizione di misure concrete i problemi di copertura si pongono, soprattutto se si vanno a toccare voci delicate come l’Iva. Anche il tema dei giovani a cui ha accennato Elsa Fornero è sul tavolo, ma l’attenzione è soprattutto sull’attuazione di norme già esistenti come quelle sull’apprendistato o sull’utilizzo dei fondi europei per favorire l’inserimento lavorativo, come già annunciato dal ministro Barca.

L’occasione per fare il punto sui conti ci sarà a fine settembre quando, con un quadro più definitivo del gettito fiscale, l’esecutivo dovrà mettere mano alla legge di stabilità.

Un qualche deterioramento dei saldi è atteso, alla luce degli effetti di una congiuntura economica ancora meno favorevole di quella immaginata all’atto di stilare le previsioni; ed entro certi limiti il governo potrà avere buon gioco ad invocare in sede europea l’andamento del ciclo come attenuante.

Al di là di questo però resta l’impegno a perseguire il sostanziale pareggio e dunque non si possono aprire voragini, tanto più che i fattori di rischio non mancano a cominciare ad esempio dallo stallo dell’Ilva che se destinato a prolungarsi potrebbe richiedere costosi ammortizzatori sociali.

 Alla stessa prudenza si ispirerà la discussione sul nodo di un’ulteriore proroga dei versamenti tributari e contributivi nelle zone terremotate: dovrebbe essere concessa ma probabilmente solo fino al 30 novembre, con l’obiettivo di non appesantire i conti del 2013.

Il Consiglio dei ministri si occuperà poi di scuola, con l’approvazione del provvedimento sul sistema nazionale di valutazione del merito che si era arenato prima della pausa estiva, e con l’autorizzazione a 22 mila nuove assunzioni di docenti e dirigenti scolastici e personale tecnico amministrativo.

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