Il social network più famoso del mondo spopola tra gli utenti ma crolla in Borsa: la creatura di Zuckerberg snobbata dagli investitori e in pochi mesi il valore delle azioni si è dimezzato oltre la metà. Che sta succedendo?

Mark Zuckerberg

Sul web spopola ma in Borsa è un flop. Qualcuno è pronto ad abbandonare Facebook al proprio destino. Non si tratta degli utenti del social network più famoso del mondo che, anzi, ormai sfiorano il miliardo.

Sono gli investitori, gli analisti e i media a ridimensionare la creatura di Mark Zuckerberg dopo la quotazione di Borsa più fantasmagorica e chiacchierata degli ultimi anni.

Al momento dell’Ipo ci volevano 38 dollari per comprare un’azione di Menlo Park. Oggi ne bastano circa 19. Risultato: il valore del colosso dei social network si è praticamente dimezzato nello spazio di un’estate.

La nave, insomma, ha iniziato a imbarcare acqua dopo i primi scossoni e gli investitori fuggono dal vascello con le ossa rotte.

Persino il re degli squali, George Soros – che ha deciso di andare controcorrente acquistando 341 mila azioni – ci ha rimesso qualche milioncino. E – come spiega Lettera 43 – ha fatto gran rumore il disimpegno del co-fondatore di PayPal, Peter Thiel, che ha venduto 20 milioni di azioni Facebook per 20 dollari l’una portando a casa 400 milioni e limitando i danni.

È finita anche la luna di miele tra il social network e la grande stampa Usa, mentre gli analisti prevedono che il tunnel in discesa potrebbe essere ancora lungo. Alla quotazione attuale, infatti, le azioni hanno comunque un valore pari a circa 30 volte il dividendo atteso per l’anno prossimo (65 centesimi). Morale? Il titolo rischia ulteriori crolli.

Mark Zuckerberg, il 28enne in felpa, il geniale «Zuck», suscita ormai perplessità e diffidenze diffuse. Nessuno ne contesta le doti di immaginazione e fantasia, ma molti lo ritengono inadatto nelle vesti di manager, soprattutto nella gestione di una società quotata. E lui intanto ci ha rimesso qualcosa come 600 milioni di dollari.

Il suo look casual e i suoi modi sbrigativi, inoltre, hanno finito per irritare gli investitori, soprattutto quando il giovanotto ha provato a far passare il messaggio rassicurante, e fuori luogo, che non ci sono grossi problemi in vista.

Nonostante poi non abbia nascosto quanto sia «doloroso» vedere come gli investitori continuino a ritirarsi dal titolo.

Ma soprattutto restano molti dubbi sul modello di business perseguito da Facebook.

Il fatturato è cresciuto del 32% nel secondo trimestre su base tendenziale, tuttavia il trend è in frenata: esplodono i costi e Facebook ha perso 157 milioni di dollari di entrate nette.

Ormai oltre 540 milioni di utenti accedono al social via smartphone e la pubblicità tradizionale non funziona in connessione mobile. La quantità di pagine promozionali, infatti, è calmierata sui cellulari intelligenti e ciò contribuisce a spiegare il calo dei ricavi.

Tra l’altro il gigante di Menlo Park non è stato ancora capace di offrire un programma in grado di garantire agli inserzionisti di vendere i proprio prodotti attraverso gli spazi pubblicitari.
Poi pesa l’incognita Cina, il maggior serbatoio potenziale di iscritti, da cui attualmente la società è esclusa. E hanno fatto scalpore scandali come la storia degli 83 milioni di profili falsi da poco scoperti.

Ma le maggiori perplessità riguardano in definitiva la tenuta di Facebook sul mercato nel medio termine. Le nuove start-up nel social networking spuntano come funghi, la concorrenza si fa sempre più aggressiva e Zuckerberg non potrà sempre comprare tutto come ha fatto, per esempio, con Instagram, che è stata acquistata da Menlo Park per 1 miliardo e ora vale appena 700 milioni.

Insomma, Facebook non centrerà di certo il target di ricavi pari a 7 miliardi di dollari che si era dato per il 2012.

E dovrà vincere alcune sfide vitali nell’ottica di un rilancio: a cominciare dagli investimenti nelle piattaforme mobili e dalla necessità di dimostrare di essere un valido strumento per gli inserzionisti.

Nel frattempo «Zuck» dovrà riprendersi dallo smacco di essere uscito dalla top ten dei miliardari tecnologici. La sua felpa ha qualche buco, ma per fortuna lui ha ancora abbastanza soldi per farsela rammendare.

© Riproduzione Riservata

Commenti