La storia di Tony Nicklinson. Aveva chiesto ad un tribunale di acconsentire ad una morte indotta, il giudice ha detto no. Dopo la sentenza ha iniziato lo sciopero della fame: “Arrivederci mondo. È l’ora”

Tony Nicklinson

Ha scelto di morire Tony Nicklinson. E lo ha fatto a modo suo, andandosene in sordina la mattina del 22 agosto.

Solo una settimana prima l’Alta Corte di Londra aveva negato all’uomo – affetto da sindrome locked-in, una condizione che lascia coscienti ma con i muscoli paralizzati – la possibilità di usufruire dell’eutanasia.

Nicklinson, 58 anni, aveva accolto in lacrime la lettura della sentenza (guarda il video) che lo obbligava a rimanere intrappolato in quel corpo che da cinque anni, dopo un ictus, lo costringeva a una vita «misera e inutile», per sua stessa definizione.

Dal giorno della sentenza Nicklinson ha scelto di digiunare e, proprio l’inedia, assieme a una polmonite, ha causato la sua morte. Catalogata come decesso per cause naturali, motivo per cui la polizia ha deciso di non aprire alcuna inchiesta.

Poco prima della morte, su Twitter, l’ultimo messaggio di Nicklinson: «Arrivederci mondo, è giunta l’ora. Mi sono divertito».

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