Oltre 30 mila detenuti hanno aderito nelle scorse settimane alla protesta di Pannella e dei Radicali sull’emergenza carceri ma nel nostro Paese quante persone lo sanno? E’ meglio parlare di sole e creme?

la situazione drammatica delle carceri italiane

Agli italiani non piace leggere. Una indagine Istat del 2011 rileva che meno di 26 milioni di italiani – dai 6 anni in su – dichiara di aver letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Per lo più siamo un popolo di “visivi”, immagini inscatolate negli LCD con tanto di parabola, gli ascolti radiofonici sono difficili, se non impossibili, da rilevare per ammissione di Audioradio.

Resta Lei, odiata amata amica Tv, in tutte le case chiacchiera scintillando quello che vuole, sceglie cosa dirci, come e specialmente chi si accomoda nei nostri salotti. Se l’immagine è ingombrante, se il messaggio è scomodo, se diventa impossibile contraddirlo ma non si può far comunella lo si lascia fuori.

Internet, giornali online, video e socialnetwork aiutano, ma si riferiscono sempre a chi vuole ascoltare, sentire e riflettere, a chi cerca per trovare e poi, dopo aver trovato, ha voglia e tempo di ragionarci sopra.

Ed il nocciolo del problema pare essere proprio questo: fermarsi a riflettere e non permettere che le idee d’altri ci vengano inculcate e trasformate in nostri pensieri, specialmente perchè dobbiamo “lottare” con ottimi comunicatori e venditori che sanno confezionare pensieri nelle forme, colori e sapori più graditi. Ecco un esempio: perchè mai “rovinare” il ferragosto italiano parlando di visite alle carceri, puzza e tortura o addirittura scioperi della fame? Meglio raccontarci di ghiaccioli al limone e di consigliere impegnate nel miglior gossip.

Queste sono notizie che fanno ascolto, che lasciano gli interessati spalmati al sole e la brava gente libera di godersi l’estate. Ma la colpa, si sa, è di chi trasmette la notizia.

A questo punto divento una fastidiosa zanzara. “Approfittiamo” del nostro blog, che si distingue per schiettezza e completezza di informazione, riportando qualche dato: chi sapeva che oltre 30.000 detenuti – compreso il personale carcerario – ha aderito, dal 18 al 22 luglio, alla protesta non violenta promossa da Marco Pannella insieme all’appello al Presidente della Repubblica lanciato dal prof. Andrea Puggiotto e sottoscritto da 130 costituzionalisti e garanti dei detenuti?

Dell’iniziativa ne danno notizia: il Tg5, l’otto luglio, in entrambe le edizioni; il Tg2, il 14 luglio nelle edizioni delle 13 e in quella delle 20,30 – 2 minuti e 23 secondi – e il Tg5, il 18 luglio nelle edizioni delle 13 e in quella delle 20, nella trasmissione “Cominciamo bene” del 12 luglio. Totalmente assente al Tg1, Tg3, Tg4, Studio Aperto e ai TG di La7.

In totale, le notizie trasmesse sono state 4.474 per 124 ore totali, direi che spazio per una notizia così importante si poteva trovare, se si voleva. Nei primi 20 giorni di luglio sono andate in onda 116 edizioni principali di telegiornali Rai che hanno fornito ai cittadini un miliardo di ascolti per le interviste degli esponenti politici in circa 2 ore di interventi in voce.

Marco Pannella è al 53° posto per ascolti consentiti in due interventi per un minuto totale – a proposito di zanzare – ma tutto sommato non è stato scorretto parlarne poco e confinare, per lo più, la notizia ai canali costruiti appositamente – vedi Radio Radicale e Notizie Radicali.

Come si potrebbe in pochi minuti, talvolta secondi, spiegare che c’è questa manifestazione non violenta e le varie iniziative, motivarle e dettagliare perchè il 15 agosto, invece di abbronzanti al cocco e salsedine, i Radicali si sono “annusati” tanfo delle celle italiane.

Adesso scatterà l’etichetta che Sheyla Bobba è una Radicale, tutto e il contrario di tutto. Invece qui non si sta parlando di politica ma di informazione.

L’interesse di chi scrive va spesso se non principalmente al diritto delle persone post separazione, nella tutela dei figli contesi e nei genitori che – accusati falsamente e giudicati tardi e male – sono confinati in queste celle, stipati come carne da macello in celle che contengono otto uomini quando ne possono ospitare quattro, a donne costrette a partorire o tenere con loro bambini in queste condizioni, nella dignità dell’essere umano che viene completamente distrutta quando, per andare al bagno, si trovano costretti alla “turca” senza quasi privacy e igiene, costretti a piangere sui propri escrementi.

Non vedo politica qui, vedo umanità, lealtà e rispetto in chi si sforza di cambiare le cose – da più di 30 anni, per inciso.

“Criminale”, semmai, è colui che spalma crema solare sui microfoni e gli obiettivi delle telecamere per appannare la notizia, tanto come chi merita la detenzione.

La dignità dell’essere umano non è questione di tendenza politica ma di umanità.

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