J’accuse del grande maestro: “abbiamo un passato luminoso ed ora umiliato. Nel presente di questo Paese c’è solo la banalità. La cultura è stata dimenticata”

Riccardo Muti

Riccardo Muti, un simbolo dell’Italia, quella che ha conquistato il mondo ma anche di quel Paese che non sa più sfruttare i suoi grandi talenti e le potenzialità che l’hanno resa grande.

Basterebbero solo poche frasi di una sua intervista a “Liberal” per sintetizzare pensiero che riflettono in modo veritiero il decadentismo dell’Italia odierna: “abbiamo un passato luminoso e adesso umiliato. Nel presente di questo Paese c’è soltanto la banalità. La cultura è stata dimenticata. Non ricordo nemmeno i nomi degli ultimi ministri alla Cultura”.

«Io non ho alcuna ricetta in tasca. Ci mancherebbe che volessi dettare delle formule”. Eppure, il grande direttore d’orchestra, subito dopo un concerto a Reggio Calabria, ha parlato ed espresso pensieri semplici e intelligenti, che in tanti condivideranno.

E condensa tutto in un concetto, che forse non è una formula (come dice lui) ma ci si avvicina: l’Italia ha dimenticato la formazione, la scuola; ha perso la vocazione a dare un sogno alle nuove generazioni. «A differenza di altre nazioni noi siamo vittime di una strana contraddizione, perché più di altri abbiamo un passato luminoso ma oggi è terribile questo sembrar di aver staccato del tutto la spina, e da troppo tempo.

“Sì, certo, siamo il Paese dell’arte, ma dell’arte passata, che fu. Di Giotto, Dante, Brunelleschi, non dico che dovremmo essere sempre a quella altezza, ma almeno non farci criticare per Pompei che crolla e i cornicioni dei palazzi romani che vanno in frantumi”.

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