Arriga dell’avv. Giulio Bongiono, difensore del tecnico juventino: “Carobbio attacca per scopi personali. Per la Commissione Disciplinare non mente e non sbaglia mai. E’ divino, uno e trino, come un mito. Situazione assurda”

l’avv. Giulia Bongiorno

“La strategia difensiva di Carobbio è derubricare il proprio reato in un semplice peccato, evitando una pericolosa associazione per delinquere in sede penale”.

Giulia Bongiorno, uno dei legali di Conte per il processo d’appello sul Calcioscommesse, ha provato a smontare la credibilità di Carobbio. “Accusa Conte per ridimensionare il proprio ruolo. Per la Commissione Disciplinare Carobbio è divino, una mitizzazione che mi ha fatto impressione”.

Giulia Bongiorno, durante la propria arringa di mezz’ora nell’aula dell’ex Ostello della gioventù di Roma, ha cercato di smontare la credibilità di Carobbio: “Vuole evitare una pericolosa associazione per delinquere in sede penale. Per questo Carobbio accusa Conte, per questo cerca di ridimensionare il proprio ruolo nel calcioscommesse, per questo dice: ‘Io sono un pesce piccolo, tutto è mosso dalle società'”.

L’avvocato insiste sul grande accusatore di Antonio Conte: “Per la Commissione Disciplinare Carobbio è testimone di assoluta credibilità. Non mente mai, non sbaglia mai. Ha una percentuale di infallibilita’ del 100%. E’ divino, uno e trino, una mitizzazione che mi ha fatto impressione ma non è affatto casuale, perché per lui i giudici hanno utilizzato il famoso riscontro ping-pong. Cosa prova la credibilità del pentito su Novara-Siena? La combine svelata della gara AlbinoLeffe-Siena. E cosa prova quest’ultima? Naturalmente quanto già detto su Novara-Siena. Ma questo riscontro ping-pong è stato rigettato dalla Cassazione”.

La Bongiorno si è poi soffermata sulle due partite discusse: “Per ciò che riguarda Novara-Siena, Carobbio viene smentito seccamente da Gervasoni, secondo il quale la partita fu combinata dagli zingari e non ci furono accordi di spogliatoio. Su AlbinoLeffe-Siena, la Disciplinare punisce Conte perché il collaboratore Stellini sapeva e ha ammesso il proprio coinvolgimento. Ma il principio del ‘non poteva non sapere’ non è accettabile, come spiegato dalla stessa Cassazione. E poi lo stesso Stellini scagiona Conte, consigliando a Carobbio di combinare la partita senza dir nulla all’allenatore”.

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