L’ex procuratore di Palermo tuona”: “la politica ha sconfinato. Non condivido le dichiarazioni di Monti sull’operato della Procura. La Seconda Repubblica è stata fondata sul sangue delle toghe assassinate”

Antonio Ingroia

“A suo tempo ho apprezzato le dichiarazioni del premier Monti quando, il 23 maggio scorso, in occasione della commemorazione di Capaci, ha sostenuto che l’unica ragion di Stato è quella dell’accertamento della verità. Non condivido invece le ultime frasi del nostro presidente del Consiglio sull’operato della Procura di Palermo, ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni”.

Così il pm di Palermo Antonio Ingroia intervistato dal massmediologo Klaus Davi per il programma KlausCondicio.

“Più in generale – ha aggiunto Ingroia – non posso non osservare che questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale”, ha aggiunto Ingroia.

“La Seconda Repubblica si fonda su pilastri eretti sul sangue di magistrati e persone innocenti”, afferma Ingroia, sottolineando che “per questa ragione essa non potrà mai diventare una democrazia adulta e matura, almeno fino a quando non si riuscirà a sapere la verità su quella stagione, perché ci si può vaccinare da un peccato d’origine, però confessandolo”.

Ingroia tende a escludere un suo ruolo istituzionale, men che meno quello di Guardasigilli. “La vedo dura che con questi chiari di luna degli orientamenti politici prevalenti io possa fare il Ministro della giustizia in un ipotetico prossimo Governo”.

“Al di la della provocazione – ha commentato il magistrato – vediamo il lato positivo della cosa: gli estimatori miei e ma anche dei magistrati della procura di Palermo sono in buona parte giovani. Infinitamente meno potenti dei nostri detrattori. Al di là delle accuse di protagonismo mediatico che ci hanno riguardato, questo consenso non è rivolto alle persone fisiche dei magistrati, ma a ciò che la magistratura rappresenta nel pensiero e nell’anima più pulita e democratica del nostro paese”.

“Quindi – ha aggiunto – non è un caso che i giovani che individuino nella magistratura una speranza di rinnovamento, pulizia, legalità. Valori interpretati da grandi magistrati che non ci sono più come Falcone e Borsellino”.

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