Il fondatore di Wikileaks avverte Obama: “Stati Uniti devono rinunciare a tutte le loro minacce, che vanno contro la libertà di espressione”. Il suo discorso è stato pronunciato dal balcone dell’ambasciata ecuadoriana

Julian Assange

Il suo appello lo ha lanciato direttamente al presidente Usa Barack Obama. Non usa mezzi termini Julian Assange, parlando dal balcone dell’ambasciata ecuadoriana a Londra.

Si rivolge così a Obama: “rinunci alla caccia alle streghe” perché “chi minaccia Wikileaks minaccia la libertà di espressione”, ha detto il fondatore di Wikileaks esattamente due mesi dopo essersi rifugiato nella sede diplomatica di Londra del Paese sudamericano per sottrarsi all’estradizione in Svezia, dove è accusato di stupro.

Camicia azzurra e cravatta rossa, quella di Assange è stata la prima apparizione pubblica da marzo, ed è arrivata nel pieno dello scontro diplomatico a tre sul suo destino in corso tra Ecuador, Gran Bretagna e Svezia. Il fondatore di Wikileaks è accusato di stupro e la Svezia ne ha chiesto l’estradizione mentre l’Ecuador gli ha concesso l’asilo politico.

In teoria Assange, che ha parlato per sei-sette minuti dal balcone dell’ambasciata dell’Ecuador di Knightsbridge, non avrebbe potuto fare dichiarazioni politiche (è una condizione dell’asilo concesso dall’Ecuador) ma le critiche rivolte a vari governi, e quello degli Stati Uniti in particolare, erano politicamente provocatorie.

Assange ha ringraziato Ha l’Ecuador, «una coraggiosa nazione, che ha preso una posizione per la giustizia» e l’America Latina «per aver difeso il diritto di asilo e grazie al popolo Usa, britannico, australiano e svedese per avermi appoggiato anche se i loro governi non lo hanno fatto».

In sua difesa aveva già parlato Baltasar Garzon, l’avvocato dell’australiano, fuori dall’ambasciata ecuadoregna ha dichiarato: «Assange è grato al popolo ecuadoregno e al presidente Rafael Correa per avergli concesso l’asilo» ed «è in uno stato d’animo combattivo».

Assange ha chiesto anche il rilascio di Bradley Manning, il giovane militare americano in carcere negli Stati Uniti con l’accusa di essere la fonte di Wikileaks «è un eroe e deve essere liberato».

E ha commentato anche la condanna di Pussy Riot, a Mosca: «C’è unità nell’oppressione. Ci deve essere determinazione e unità nella risposta».

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