Tribuna libera – Agoravox ha riportato una recente sentenza della Corte di Assise di Palermo che farebbe emergere connessioni fra 3 omicidi rimasti impuniti

Enrico Mattei

La Corte d’Assise di Palermo, in 2199 pagine depositate il 9 agosto u.s., ha ricostruito così l’omicidio del giornalista Mauro De Mauro, scomparso il 16 settembre 1970:

“La causa scatenante della decisione di procedere senza indugio al sequestro e all’uccisione di Mauro De Mauro fu costituita dal pericolo incombente che egli stesse per divulgare quanto aveva scoperto sulla natura dolosa delle cause dell’incidente aereo di Bascapè, violando un segreto fino ad allora rimasto impenetrabile e così mettendo a repentaglio l’impunità degli influenti personaggi che avevano ordito il complotto ai danni di Enrico Mattei, oltre a innescare una serie di effetti a catena di devastante impatto sugli equilibri politici e sull’immagine stessa delle istituzioni”.

La Corte fa inoltre riferimento esplicito alla essenzialità del materiale scomparso. Tasselli mancanti, documenti e registrazioni che i giudici ritengono fondamentali per la soluzione del mistero ed in particolare: la registrazione dell’ultimo discorso che l’ex presidente dell’ENI fece prima di morire, a Gagliano, in provincia di Enna ; la registrazione dell’intervista che De Mauro fece a Graziano Verzotto, ex dirigente ENI , secondo i giudici al centro del complotto internazionale ordito per eliminare Mattei ; sette pagine di appunti scritti dal cronista de L’Ora per il regista Francesco Rosi.

Per la fine di De Mauro la Corte d’Assise di Palermo opera dunque uno “spostamento” di prospet- tiva ” : la morte del giornalista era infatti sempre stata associata in precedenza all’operazione “Tora, Tora, Tora”, ossia al golpe del principe Junio Valerio Borghese ed agli ambienti eversivi ed econo- mico mafiosi di estrema destra.

Ma la cosa più sconvolgente di questo giudizio della Corte è che essa associa l’uccisione di De Mauro a quella di un altro intellettuale “scomodo”- Pier Paolo Pasolini – avvenuta nel 1975.
L’ultimo scritto di Pasolini è infatti “Petrolio”, la “cosa sporca” di cui si occupava Mattei.

Invero in “Petrolio” appare evidente come le due realtà – quella eversivo- economico- mafiosa, vicina e complice del golpe, e quella più vasta legata a scenari internazionali, agli interessi francesi e della Elf, ma anche a quelli americani delle sette sorelle e a Baldwin, nemico acerrimo di Mattei- finiscano con l’intrecciarsi e confondersi.

“Comunista” e “iarrusu” (omosessuale passivo, in dialetto catanese), gli ultimi insulti diretti a Pasolini durante il pestaggio, che rinviano a concezioni omofobe e di eversione di destra. Pasolini a Catania andava ed aveva casa, ed aveva conosciuto i fascisti. Ma è proprio a Catania, negli ambienti mafioso- eversivi di destra, che è stato concepito il sabotaggio dell’aereo di Mattei, caduto al ritorno da Catania, nei pressi di Pavia il 27 ottobre 1962.

Credo che questi tre omicidi – eccellenti ed impuniti – che tanti danni hanno comportato per la nostra politica energetica , per il giornalismo e per la cultura politica e comunicativa del nostro Paese- debbano ancora essere ancora indagati, approfonditi e valutati in tutta la loro drammatica attualità, come esempio storico di criminalità capitalista, fascista e mafiosa, tuttora imperante.

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