Passera trovi una soluzione che impedisca il fallimento di una compagnia simbolo del “low cost” in Italia e poi rilanci l’aviazione: non esistono solo lo spread e i tagli

Wind Jet

Quando finirà la stagione dei telegiornali cronaca? Quando coloro che dovrebbero parlarci dell’Italia del lavoro, dell’impresa, dello sviluppo economico e purtroppo anche della crisi la smetteranno di raccontarci solo di rapine, omicidi, stupri, e dedicheranno il giusto spazio alle notizie rilevanti?

Per  uscire dalla crisi è necessario che cambi anche il nostro modo di rapportarci alla realtà. È giusto che la politica cambi, ma difficilmente questo potrà avvenire se gli italiani non muteranno il loro approccio alla realtà e se non la smetteranno dalle piccole alle grandi realtà di votare i peggiori e non coloro che effettivamente possono rappresentarli .

Se non ritroviamo un modo di vivere più concreto e meno fatto di slogan difficilmente potremo  costruire per noi e per chi verrà dopo di noi un futuro migliore.

Trovo quindi illogico che la notizia della protesta degli operai della Wind Jet, che stamane si sono riuniti allo scalo catanese  insieme al loro sindaco e hanno cercato di far giungere la loro voce al ministro Passera, affinché trovi una soluzione al problema, sia stata trattata dai telegiornali alla stessa stregua dei vari fatti di cronaca che ogni giorno avvengono nel nostro paese.

Siccome si tratta di una crisi che investe tutto il sistema dell’aviazione italiana che rischia il collasso, perché non riesce a reggere il passo con quello degli altri paesi, ci saremmo aspettati che la notizia fosse sviluppata in maniera più adeguata. Ed invece non è stato così. Eppure la crisi di Wind  Jet interessa tutti noi, in quanto non solo si perdono posti di lavori, ma salta il trasporto  low cost italiano e certamente ciò farà gola all’aviazione straniera a cui stiamo cedendo poco a poco tutto, senza fare nulla per tutelare le nostre aziende.

Secondo il Presidente dell’Ente Nazionale aviazione civile Vito Riggio che si è espresso sulla questione in un’intervista rilasciata al “Messaggero” c’è un solo modo per uscire dalla crisi di Wind Jet ed  è quello di trovare i soldi.

E  trovare le risorse spetta alla politica. Insomma qui è il Ministro Passera che deve riuscire a trovare la quadratura ed impedire il fallimento del low cost italiano. Sta a lui infatti comprendere ed anche velocemente le ragioni che hanno fatto fallire la trattativa con Alitalia e trovare una soluzione per impedire che il nostro sistema di aviazione muoia.

Vito Ruggio in un’altra intervista rilasciata stamattina al Mattino Online alla domanda “Come si esce da questo stallo, presidente?” ha risposto :«In nessun modo. Tra l’altro sono anche vietati gli aiuti di Stato. L’unica cosa da fare è migliorare l’efficienza dei servizi e cercare di essere rigorosi. La licenza di Windjet ha ormai 10 anni e in tutto questo tempo nessun’altra compagnia ha ottenuto l’autorizzazione. E’ finita la manìa della creazione continua delle compagnie aeree. Ormai in Italia ne sono rimaste tre e tutte e tre in difficoltà: Alitalia, Meridiana e Blue Panorama. Nel nostro Paese sono scomparse 12 compagnie aeree negli ultimi 10 anni. Il settore è in difficoltà e io stesso non ho la soluzione per venirne a capo. Però… Però forse qualche provvedimento nei confronti di Ryanair si potrebbe prendere. Per spingerlo almeno a pagare le tasse in Italia… ».

Se con Ruggio concordiamo sul fatto che la crisi è sistemica ed investe tutto il settore del trasporto aereo italiano, non siamo affatto d’accordo sul fatto che non si possa fare nulla. Dobbiamo evitare di cedere alla tentazione del disfattismo, del pensare che ormai sia tutto deciso e che non ci sia alcuna possibilità di realizzare un’inversione di rotta. 

Se la crisi del sistema è dovuta solo ad una questione di risorse il governo le deve trovare, perché le nostre aziende devono essere tutelate e soprattutto deve esserne rilanciata la competitività. Non è assolutamente pensabile che si lascino fallire senza fare nulla.

E questo è il compito della politica che sembra giocare al ribasso, che addirittura alle altre compagnie non fa pagare neanche le tasse (caso Ryanair) e che non fa nulla per tutelare una compagnia italiana che è costretta al fallimento per le tasse troppo alte e per il costo troppo alto del carburante e per un accordo mancato. 

Insomma eccetto che preoccuparsi dello spread e dei tagli la nostra classe politica non fa nulla per rilanciare lo sviluppo del nostro paese. E certamente questo non è possibile se le aziende falliscono ad incominciare dal trasporto aereo. Ed è ovvio che gli spazi lasciati vuoti dal fallimento delle aziende italiane saranno occupati da quelle straniere, a cui  come una squadra che gioca per perdere stiamo dando la possibilità di fagocitarci poco a poco.

Non è vero quindi che non si può fare nulla. Il primo a poter fare qualcosa è il ministro Passera che non solo deve far riaprire la trattativa ma deve trovare le risorse per non far fallire la compagnia e per rilanciare il sistema dell’aviazione italiana. 

E molto possono fare anche i catanesi che devono essere vicini ai lavoratori della Wind Jet. La vita dell’azienda è importante anche per la crescita del loro territorio. Siano quindi presenti, attivi, si interessino alla questione e chiedano ai loro operatori politici di intervenire, di svolgere la loro parte.

Solo se tutti noi alzeremo la testa ed avremo il coraggio di chiedere alla politica di fare la propria parte su tutte le questioni avremo una speranza di uscire dalla crisi.

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