Grillo: “c’è una campagna concertata per tagliarci fuori. Soldi pubblici? Sono inconciliabili col M5S. Pagare per andare in tv è come dar soldi per andare a un funerale. La stampa si è già schierata contro di noi. Ci temono”

Beppe Grillo

Il contestatore non ci sta. Beppe Grillo non vuole essere messo sulla graticola. Il comico genovese non ha mandato giù la polemica sulle comparsate televisive pagate dai consiglieri regionali emiliani, compreso Giovanni Favia del Movimento 5 Stelle, che ha infuriato su stampa e tivù negli ultimi giorni.

Secondo il leader dell’M5S «pagare per andare in televisione per il MoVimento 5 Stelle è come pagare per andare al proprio funerale, anche se è certamente lecito». Deve aver riflettuto molto, Grillo prima di scrivere due post sul caso. Uno che suona come una tirata d’orecchie al grillino emiliano: «I soldi pubblici sono inconciliabili con il MoVimento 5 Stelle». L’altro come una difesa del Movimento di fronte agli attacchi del circuito mediatico. Per Grillo infatti anche l’ultimo caso documentato dalla stampa, ma ammesso dallo stesso Favia, è solo un’altra puntata di una campagna concertata contro di lui e la sua creatura politica.

«Il segnale dell’inizio delle ostilità», ha precisato Grillo, «è stata la vittoria di Parma. Da allora, l’informazione italiana ha un solo bersaglio, il M5S. Chi ne fa parte è diventato un illuso o uno scarafaggio, un cafard da denigrare, da eliminare dalla vista degli italiani».

Grillo si è spinto come di consueto all’iperbole e ha accostato la televisione italiana alla radio ‘delle mille colline’ rwandese, quella che nel 1994 incitava al genocidio.

«La Radio Televisione Libera delle Mille Colline Italiana», ha attaccato, «sta facendo a tempo pieno il suo sporco lavoro per garantire la continuità del Sistema alle prossime elezioni politiche. È necessario ‘tagliare la cima degli alberi alti’ per mantenere l’attuale classe politica al potere. Un’informazione simile a quella del Rwanda nel 1994. Qui siamo più civili. Non usiamo il machete. Gli avversari si diffamano, si isolano, si mandano in esilio come Ingroia. Solo come extrema ratio si eliminano, ma è una soluzione che presenta un prezzo molto alto da pagare all’opinione pubblica. La Radio delle Mille Colline rwandese (Rtlm) aveva un solo speaker, quella italiana ne ha un numero quasi infinito, non sono di destra o di sinistra, sono servi ed eseguono gli ordini. Spesso si accontentano di poco per i loro pezzi, 15, 20 euro al massimo. Una elemosina per vendersi l’anima».

«Da mesi, con un ritmo sfiancante, i quotidiani, e le testate online che vivono di notizie «copia e incolla» e rimbalzano le falsità, insultano, diffamano, spargono menzogne, inventano fatti, creano dissidi inesistenti, diffondono odio su di me e sul MoVimento 5 Stelle», ha scritto sul suo blog.

Lo sfogo contro la stampa è un fiume in piena: «Danno spazio a personaggi che non intervisterebbe neppure un giornalino scolastico, scavano nel passato e osservano con una gigantesca lente di ingrandimento il presente dei consiglieri 5 Stelle per trovare il più piccolo indizio per dimostrare che il M5S è uguale agli altri, peggio degli altri e, se messo alla prova, ruberebbe più di qualunque partito. Nulla gli è perdonato, soprattutto l’onestà». Nessun accenno diretto, ma il riferimento alla vicenda emiliana è evidente.

Secondo il comico-politico «c’è chi fa carriera sull’Odio 5 Stelle», cercando di descrivere il movimento come un «esperimento basato sul nulla, un attentato alla democrazia». Per spiegare la sua condizione, Grillo ha citato Falcone: «Al tempo del maxi processo, ebbe a dire che gli sembrava che gran parte dei siciliani stesse assistendo a un incontro tra la procura di Palermo e la mafia come degli spettatori dagli spalti. Qualche volta ho un’impressione simile. Mi trovo in un’arena con gli altoparlanti che incitano gli avversari, ma anche il pubblico, a colpire il MoVimento 5 Stelle, causa di tutti i mali, concentrato di populismo e demagogia, unico vero problema dell’Italia. Di quest’Italia marcia…». La conclusione, però, è una nuova sfida: «Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere».

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