Interviste a pagamento, Bignami del Pdl attacca il Pd. Contratti a cifre d’oro per poter avere visibilità

la querelle delle ospitate a pagamento

Politici paganti e contenti. I consiglieri regionali e i politici dell’Emilia Romagna non hanno fatto mistero dei soldi spesi per assicurarsi interviste e ospitate nelle tivù e nelle radio locali.
Nonostante la trasparenza esibita, lo scandalo ha travolto Udc, Lega Nord, Pdl e Sel. Tutti a eccezione del Pd.

E tra i protagonisti c’è pure il grillino Giovanni Favia che ha ammesso di aver firmato un contratto con una emittente locale per avere visibilità mettendo però in chiaro che si trattava di «spazi autogestiti».

Il sistema, raccontano dalla Regione, va avanti da più di cinque anni. L’investimento è semplice: si spendono dai 200 ai 500 euro per partecipare ai programmi di reti come È-tv o 7 Gold.

«Ma non è sempre così», ha spiegato a Lettera43 il consigliere del Pdl, Galeazzo Bignami. L’esponente berlusconiano ha ammesso senza problemi di aver pagato 1.500 euro per cinque ospitate. «Una cifra lecita che è stata approvata dai revisori dei conti della Regione», ha precisato.

All’inizio però gli inviti in trasmissione avvenivano in modo spontaneo e gratuito. «Subito dopo la mia elezione sono stato chiamato senza pagare, poi ho capito che per essere più presente sarebbe stato necessario investire», ha raccontato. Viceversa ci sono alcuni programmi per partecipare ai quali Bignami non ha mai sborsato un euro. «Il contratto è un’eccezione, non la normalità», ha assicurato.

Il problema riguarda soprattutto chi ha il diktat esplicito di non partecipare al dibattito televisivo, come gli eletti del Movimento 5 stelle. «I media omettono le nostre denunce», si è giustificato Favia, «e preferiamo acquistare gli spazi per la comunicazione istituzionale».

«C’è un target molto importante per noi che va dalle 19 alle 20 di sera», ha spiegato Bignami. «Solo con una trasmissione era possibile intercettarlo e abbiamo pagato per esserci». Il contraddittorio è garantito, i telespettatori possono intervenire da casa e l’investimento rende in termini elettorali. Largo quindi alle ospitate a pagamento, che ormai sono preferite ai più statici manifesti 6X3.

Dal canto suo, il presidente dell’assemblea regionale, Matteo Richetti del Pd, ha stigmatizzato il comportamento «immorale» sia «di chi paga» sia «di chi incassa».

Eppure c’è chi ha parlato di un’ingerenza del Pd nel sistema dell’informazione regionale che favorisce i suoi esponenti e garantisce loro spazi a prescindere dal pagamento. «L’opposizione non ha molte alternative: o paga o sta a casa», hanno attaccato dagli ambienti leghisti. «Il Pd riesce a essere invitato grazie alla sue cariche istituzionali».

In realtà, secondo le accuse, i democratici sono favoriti dalle loro influenze. «La giunta regionale ha deliberato lo stanziamento di 3 milioni di euro alle emittenti private», ha denunciato Bignami. «E Richetti stipula tutti gli anni un contratto per garantire alcune finestre informative ai gruppi consiliari».

Quindi a chi non gode dei favori politici, resta solo il sistema a pagamento. E l’interessato stipula l’accordo economico con la società che gestisce la pubblicità della tivù.

«Alcuni canali come 7 Gold vivono di questo», ha raccontato un funzionario della regione Emilia Romagna. «Verrebbe da pensare che anche i presentatori siano coinvolti nel giro di ospitate e pagamenti».

Infatti l’Ordine dei giornalisti si è detto pronto ad aprire un’inchiesta per appurare la regolarità di questi trasferimenti di denaro e anche l’associazione dei giornalisti dell’Emilia Romagna ha fatto sentire la propria contrarietà.

Bignami, come il grillino Favia, ha rilevato una «strana coincidenza temporale «tra questa storia e il giorno in cui Errani è venuto in aula» per rispondere della sua situazione giudiziaria nell’inchiesta Terremerse. «Ci chiedono conto di 200-300 euro spesi con fattura» ha commentato «e non si sa nulla di 1 milione di euro dato al fratello del governatore».

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