Dopo l’approvazione della spending review, Monti non perde tempo e sta già preparando un’altra manovra

Mario Monti

Il decreto per la spending review è appena stato promulgato dal Presidente della Repubblica, che si mette mano ad una seconda manovra taglia-debito da chiudere entro breve. L’obiettivo è di non chiedere l’aiuto al fondo anti-spread e di evitare un altro rincaro dell’Iva.

Serve dunque un’accelerazione anche perchè scatteranno le regole europee: calo di un ventesimo l’anno per la parte che eccede il 60% nel rapporto con il Pil con sanzioni per chi sfora. E l’Italia ha un debito enorme da ridurre: quasi 2mila miliardi di euro. Oltre ad un Pil che non aiuta, -2,5% nel 2012. Le intenzioni di Monti sono sì di ridurre drasticamente il debito pubblico, ma di trovare allo stesso tempo risorse per rilanciare la crescita o almeno per non deprimere le possibilità di ripresa.

Ieri Mario Monti ha ricevuto i leader di partito Pier Ferdinando Casini e Angelino Alfano, poi sarà la volta di Pier Luigi Bersani. Lo aveva richiesto lo stesso Alfano per illustrare la proposta su come abbattere il debito pubblico, una proposta che era stata resa nota nelle sue linee essenziali già la scorsa settimana e che nelle intenzioni del Pdl dovrà essere tra le priorità nell’agenda politica di Palazzo Chigi. Se ne potrebbe parlare al prossimo Consiglio dei ministri, in agenda domani.

Quali sono le linee guida della nuova spending review? Il taglio ai finanziamenti dei partiti e dei sindacati, una nuova sforbiciata alla spesa pubblica con l’implementazione del piano Giarda-Patroni Griffi. Resta poi da riattivare la delega fiscale ferma alla Camera: tagliare la giungla degli sconti fiscali.

Nel disegno, alcuni immobili dovrebbero confluire nel Piano di vendita Italia. Il problema è che ora sono di proprietà degli enti locali per effetto del federalismo fiscale. Monti sta lavorando alla stipula di un apposito “Accordo di programma quadro”, scrive oggi MF-Milano Finanza, con comuni, regioni e province che da sole hanno un patrimonio immobiliare subito valorizzabile di oltre 60 miliardi.

Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha parlato di 15-20 miliardi di dismissioni l’anno, ma occorrerebbe almeno raddoppiare questo importo per evitare di effettuare le aste Btp nei prossimi sei mesi.

Un indizio contenuto nel dossier sul tavolo di Monti e che si aggiunge alle varie proposte illustrate al premier ieri dal Pdl, racconta MF-Milano Finanza, ipotizza la cessione di asset pubblici secondo il modello “swap debito vs patrimonio”. Si tratta di una versione molto simile a quella avanzata da questa casa editrice e si concretizza “nel trasferimento diretto su base volontaria” del patrimonio pubblico ai detentori del debito in cambio della cancellazione dello stesso.

Al Tesoro si sta così pensando di creare un Fondo privato immobiliare o una Newco dove conferire un portafoglio di immobili dando la facoltà alle persone fisiche, ma anche a banche, assicurazioni e istituzioni finanziarie, di acquisire quote del veicolo in cambio di Btp e Bot deprezzati che finirebbero al macero. L’idea, che piacerebbe al mercato, è neutra dal punto di vista dei flussi di capitali sia per lo Stato che per gli investitori.

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