La questione tagli è sempre più un rebus per Monti. La politica si intromette per barattare qualche poltrona

il “gioco” dei tagli alle Province

Ormai non lo si può definire diversamente. Il risiko delle province è uno dei problemi più spinosi ai quali sta “giocando” il governo Monti che pure, quanto a fantasia, è campione assoluto. Si sta trasformando nel mercato delle vacche, dove c’è chi accelera e c’è chi frena, chi dispone e chi sfascia tutto.

La spènding review ad esempio doveva tagliare tagliare e tagliare: invece con l’occasione ha aumentato le tasse universitarie (ma che c’azzecca, direbbe Di pietro). Oppure il decreto sviluppo, approvato finalmente in senato e che ha stanziato, piu’ e piu’ volte, miliardi di euro la cui somma era poi sempre la stessa. Ed ancora i tagli lineari, che nessuno sapeva cosa fossero, ma che tutti abbiamo intuito essere una cosa bruttissima ( i tagli si fanno pur sempre con lame affilate, quando non con la mannaia).

E vogliamo tacere l’Imu? Una vera e propria trappola fiscale dove il fondamentale principio dell’uguaglianza tra i cittadini, sancito dalla costituzione, e’ andato a farsi benedire. “Stangosa” per alcuni, “risparmiosa” per altri, l’Imu ha avuto un peso assolutamente diverso in funzione di mille cervellotici parametri. Il risultato e’ che due gemelli che avessero avuto la residenza uno a Roma e l’altro a Enna sarebbero stati uno salassato l’altro graziato.

Il riordino delle province, invece –finalmente una cosa ineccepibile, giunta anzi con troppo ritardo!- ha innescato un meccanismo divertentissimo (e questo non poteva essere nelle intenzioni di Monti) che ha portato ad un serrato mercato delle vacche. Ovvero le province moriture in debito di territorio, hanno chiesto alle sorelle limitrofe la cessione di qualche comune eccedente per rientrare nei parametri che eviterebbero loro l’eutanasia. Non solo.

Il provvedimento del governo – come spiega News Mediaset – prevede espressamente che alcune province debbano essere accorpate. E qui casca l’asino. Nella strage delle amministrazioni toscane, chi vorra’ mai accollarsi Pisa? “Meglio ‘n morto ‘n hasa che ‘n pisano all’uscio”, e’ motto ingeneroso ma comune a tutti, dai fiorentini ai senesi ai livornesi. E Prato? “Son di Praho e vogliésse rispettaho” sostengono i pratesi… O allora resta solo!

Eppoi come si chiamerebbero queste nuove province aggregate? Prendete Siracusa e Ragusa. Confinanti per un buon tratto di territorio e una certa assonanza nei nomi, diventeranno Siragusa o Ragusira? Enna e Caltanissetta come si chiameranno se e quando verranno fuse, Caltennissetta o Ennacalta?

Poi ci sono le citta’ che verranno semplicemente pappate dal vicino perche’ non sono in grado di porre condizioni. Isolata, sola in mezzo ai lupi della Sila, Crotone sara’ pappata da Catanzaro o da Cosenza? Barletta se la mangera’ Foggia o Bari? E se le province condannate a morte ma collocate geograficamente una accanto all’altra, in un sussulto orgoglioso decidessero di aggregarsi tutte tra loro? Per esempio Como, Lecco, Sondrio, Verbano-Cusio-Ossola, Varese, Biella, Novara e Vercelli sarebbero una bella force de frappe!! Anzi potrebbero ardire a chiedere il riconoscimento di status di nuova regione. Magari anche autonoma, come i neovicini Trentino AA e Val d’Aosta…

E questo introduce l’ultimo aspetto dell’affascinante risiko delle province, gioco politico-istituzionale inventato da Mario Monti. Ovvero: metter mano alla riduzione delle province comportera’ probabilmente anche un passaggio costituzionale. E allora – visto che il coraggio e’ stato ormai preso a due mani- forza Professore, non si fermi proprio ora e dia una bella randellata a tutte le province e regioni autonome! I perchè e le ragioni della loro autonomia proprio non le ricorda nessuno. Ma i privilegi e gli abusi che le contraddistinguono sono sotto gli occhi di tutti.

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